Figli, lavoro, partner: “Siamo troppo stressati, ecco come migliorare”

Camilla Targher

Siamo stressati, corriamo sempre, viviamo affaticati. Ma spesso non sappiamo riconoscere se, a causare il nostro esaurimento, siano il lavoro, i figli, la vita di coppia. Per Camilla Targher, che vive a Bologna e lavora come formatrice aziendale, pedagogista e mediatrice familiare, già il fatto di capire se, quando la sera ce la prendiamo in modo esagerato con nostro figlio perché ha rovesciato l’acqua per terra siamo davvero arrabbiati con lui o con il nostro capo, è un buon punto di partenza. Ecco perché nel libro “Azienda no stress. Come migliorare i rapporti e l’organizzazione nel lavoro” (Giraldi Editore), oltre a descrivere le fonti di stress del quotidiano, ha inserito una serie di esercizi con i quali allenarsi a vivere meglio.
Camilla, perché un libro sullo stress?
“Perché mentre lavoro con le famiglie, con le coppie o in azienda, è uno dei temi che ricorre più spesso. Perché orari, clienti e fornitori non ci fanno vivere. Perché non c’è tempo da dedicare al partner. Perché i bambini non dormono la notte o hanno agende troppo fitte quando crescono, o ci stanno facendo penare perché adolescenti. Insomma, un affaticamento cronico che ci impedisce di vedere con lucidità da dove lo stress abbia davvero origine”.
Ci fa un esempio?
“Può capitare di convincerci che a casa siamo nervosi perché la relazione di coppia non funziona, quando invece magari è il mutuo a preoccuparci. Viceversa, possiamo pensare che il nuovo incarico lavorativo ci mandi in tilt, mentre il problema sta nel fatto che arriviamo in ufficio con l’acqua alla gola, perché la mattina corriamo, perché i figli sono da portare a scuola, non vogliono vestirsi, siamo di fretta”.
Quali sono le conseguenze, se non separiamo le cose?
“Entriamo in una spirale negativa, soprattutto quando il periodo di stress è troppo prolungato e finiamo per non avere più lucidità, annientati dalla stanchezza. Ecco perché è necessario fare un passo indietro per allargare la prospettiva e capire quale sia davvero il motivo del nostro stress”.
Le mamme, in tutto questo, come si posizionano?
“Le mamme vivono le difficoltà della conciliazione per due ordini di motivi. Il primo, oggettivo, è che in Italia lo Stato non facilita loro la vita, né a livello lavorativo né di mentalità. Il secondo è più soggettivo e ha a che fare con la nostra incapacità di delegare, di dire no, di farci aiutare. Abbiamo l’ansia di dover chiedere sempre a noi stesse, mai agli altri: partner, nonni, baby sitter, altri genitori”.
Il part-time, per le donne con figli, potrebbe essere la giusta soluzione?
“Non per tutte. Non esiste una soluzione ottimale valida per qualsiasi mamma. Per alcune il part-time può essere una manna, per altre più interessate alla carriera, invece, no. L’importante è riuscire a fare delle scelte, è capire cosa vogliamo e come possiamo chiederlo, è avere le idee chiare. Certo, lavorare in un’azienda flessibile da questo punto di vista aiuta”.
La separazione degli ambiti della nostra vita al fine di gestire lo stress è possibile anche quando marito e moglie lavorano insieme?
“Sì, soprattutto nelle situazioni in cui la coppia ha una buona affinità e quindi lega bene anche sul lavoro, unendosi in una progettualità di cui alla fine beneficiano tutti gli ambiti della vita. Lavorare insieme, d’altro canto, separa le coppie quando non c’è un buon feeling, quando magari uno dei due è stato trascinato dall’altro e non ha potuto seguire il sogno della propria vita”.

Camilla Targher ha scritto anche “Famiglia no stress. Come migliorare i rapporti e l’organizzazione familiare” e, insieme a Michela Foti, “Comunicare la separazione ai figli. Dall’affidamento condiviso alla bigenitorialità passando per la mediazione familiare”.

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