Diabete: “Dopo il no delle maestre, ecco una scuola che ha accolto mia figlia”

Non ci sono solo scuole nelle quali gli insegnanti non si rendono disponibili a gestire il diabete, come quella di cui abbiamo raccontato due giorni fa.

Lo dimostra la storia della cervese Jessica Ronconi, il cui caso ha fatto notizia la scorsa primavera dopo che la scuola dell’infanzia che la sua bimba di quattro anni frequentava a Tagliata, di fatto, si era tirata indietro rispetto alla gestione della malattia della piccola, manifestatasi per la prima volta all’inizio di maggio.

“Un caso che non mi ha fatto dormire la notte per un bel po’ di tempo”, ci ha detto Tosca Suprani della Diabetologia pediatrica dell’ospedale di Ravenna. 

“Dopo il duro colpo che si vive quando diagnosticano a tuo figlio un problema che si porterà dietro tutta la vita – racconta Jessica – mi sono trovata di fronte al fatto che ogni giorno, in corrispondenza dei tre pasti, dovevo uscire dal lavoro per raggiungere la mia bambina, rilevare la glicemia, calcolare i carboidrati in base al menù e farle l’insulina. Un ritmo impossibile da sostenere e al quale la scuola ha provato a porre rimedio pagando un infermiere che però, essendo una figura esterna alla scuola, non poteva sempre essere preciso negli orari e la cui presenza, comunque, rimarcava la diversità di mia figlia”.

Arrivata sfinita alla fine dell’anno scolastico, Jessica durante l’estate, mandando la bambina a un centro estivo in lingua inglese nel quale le educatrici hanno saputo da subito gestire il diabete con grande tranquillità e dimestichezza, ha ripreso in mano l’idea di cambiare scuola alla figlia, mai esclusa da alcuna attività, che si trattasse di mare o piscina: “All’Alessandrini di Cervia ho trovato, alla fine, un’accoglienza che mai mi sarei aspettata. Le maestre, ogni volta che si mangia, mi mandano un messaggino con il valore della glicemia e io comunico quanta insulina deve prendere mia figlia. Si tratta di girare una sorta di manovella in una penna”.

La bambina, che si è notevolmente rilassata, è stata accolta senza problemi anche dai compagni, che spesso indossano un pezzo di nastro adesivo colorato, come quello che la figlia di Jessica porta sopra il sensore della glicemia. 

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Commenti:

  1. Mi sembra estremamente ingiusto far ricadere la responsabiltà della mancata accoglienza alle insegnanti, l’elemento più debole della catena.

    Le istituzioni locali e nazionali, la legislazione, gli apparati di gestione, dovrebbero garantire la messa a disposizione di strutture adeguate e personale con la necessaria attitudine, formato e competente per gestire delicate situazioni sanitarie, da affiancare al corpo insegnante perchè quest’ultimo possa svolgere al meglio il proprio ruolo nel proprio ambito di competenza, cioè l’insegnamento.
    Al di là di ogni reazione emotiva che non di rado deriva da una disamina errata delle cause, credo che la distinzione dei ruoli sia fondamentale per una soluzione efficace e razionale delle criticità contingenti

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