Il bimbo è diabetico ma le maestre si tirano indietro: “Costretto a restare all’asilo con mio figlio”

Oggi è la Giornata mondiale del diabete, un momento che dovrebbe essere di sensibilizzazione nei confronti della malattia ma che la famiglia di Francesco (nome di fantasia, per tutelarne la privacy), un bambino che frequenta una scuola dell’infanzia statale in Emilia-Romagna, sta vivendo molto male. Una situazione comune dal Reggiano al Modenese e in diversi territori svantaggiati. “Questo fa sì – commenta Rita Lidia, presidente della Federazione emiliano romagnola delle associazioni dei diabetici – che ancora oggi in Emilia Romagna ci siano discriminazioni e non tutti i bambini vengono accolti allo stesso modo. Per qualcuno, infatti, la vita sociale non è garantita nonostante le norme regionali e nazionali”.

“Nostro figlio ha avuto l’esordio del diabete a febbraio, non aveva ancora due anni – ci racconta il papà -. In quel momento durante la settimana era ancora a casa con i nonni, ma in vista dell’inizio dell’asilo, a più riprese e con diversi interlocutori avevamo avuto rassicurazioni verbali sul fatto che si sarebbe intrapreso un percorso di incontri adeguato a favorire il suo inserimento“.

Per diversi motivi, più che altro burocratici, si è arrivati a settembre, quindi al momento dell’inizio della scuola, senza che il bambino potesse accedere al pari degli altri: “Dato che è portatore di microinfusore per il rilascio di insulina, ci è cortesemente stato chiesto dal dirigente dapprima di garantire il tempo necessario per formare le insegnanti, su diabete e microinfursore, quindi di svolgere un mese di affiancamento affinché le insegnanti ci prendessero la mano, cosa sensatissima, se non fosse che non abbiamo trovato disponibilità ad avere a che fare, nel concreto, con il diabete di nostro figlio. Per due ore al giorno, ancora oggi, continuo a restare all’asilo con lui, sfruttando il fatto che sono un libero professionista, poi lo porto via”. 

Dopo il mese di training, infatti, il preside della scuola – come la famiglia di Francesco aveva già messo in conto – ha comunicato che le insegnanti non si sarebbero assunte l’impegno di occuparsi della somministrazione (o blocco) di insulina tramite il microinfusore. Una situazione incompatibile con la normale frequenza del piccolo.

“Ora attendiamo speranzosi un altro incontro con i diversi interlocutori previsti dalla legge”, dice il papà, che nel frattempo continua il suo impegno giornaliero, portando Francesco all’asilo e rimanendo con lui un paio d’ore, per poi salutare tutti: “Quando io e mia moglie avevamo deciso di tenerlo a casa e riprovare con un’altra scuola dell’infanzia, nostro figlio semplicemente ci ha chiesto ‘Perché io non vado all’asilo?’. E così, per il suo bene, abbiamo deciso di continuare a mandarlo, sostenendo un tran-tran ovviamente difficile. Da poco Francesco ha iniziato a chiederci perché non può restare a mangiare con gli altri suoi compagni. La diversità e l’esclusione inizia già a sentirle, anche se è piccolo. Per il futuro, sperando di risolvere il nostro caso, vorremmo che questa situazione divenisse da monito per altre situazione analoghe. Credo che la nostra regione abbia le risorse per avviare un percorso più strutturato e funzionante, per i bambini diabetici e non lo dico io, ma le regole del buon vivere comune. Ad esempio in Romagna le cose vanno meglio ed è possibile equiparare la vita sociale dei bambini diabetici al pari di quella degli altri compagni. A livello nazionale, ne parleremo col ministro alla Salute, è il momento di ribadire che somministrare i farmaci a scuola deve essere un diritto non solo previsto legge ma garantito dalla legge stessa”.

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