Il presepe a scuola lo paga la Regione

Il presepe a scuola lo paga la Regione. Pastorelli, animali e sacra famiglia; lucine, muschio e carta crespa. Tutto finanziato dalla Regione Veneto che ha approvato la mozione presentata dai consiglieri Andrea Bassi, Stefano Casali e Fabiano Barbisan del gruppo Centro Destra Veneto. La motivazione del documento ha convinto la maggioranza: si tratta di un gesto per evitare “la negazione dei simboli della nostra cultura e del nostro passato che porterebbe allo scardinamento di alcuni dei principi cardine su cui si fonda la nostra civiltà”.

E i soldi per le strutture? Abbiamo edifici fatiscenti: a volte sono gli stesi genitori a organizzarsi per le attività più semplici come tagliare l’erba del pratino o dare una mano di vernice. E i soldi per le attrezzature sportive? Abbiamo tra i bambini più obesi d’Europa e ‘palestre’ (fra molte virgolette) che hanno bisogno di palloni, cerchi, corde. Nonché di insegnanti: quelli di educazione motoria promessi dalla riforma della cosiddetta “Buona scuola” non si sono ancora visti. Le prove atletiche svolte sui ragazzini dicono che quelli di oggi sono mediamente molto più lenti, molto meno resistenti ed elastici di quelli di 30 anni fa: a 10 anni ci sono bimbi che non sanno correre, lanciare e saltare correttamente. La mobilità di base, insomma. E i soldi per le biblioteche scolastiche? Restiamo un Paese ad alto tasso di non lettori: gli ‘analfabeti funzionali’ aumentano ogni giorno, il mercato dell’editoria è ben poca cosa e quello che si stampa non di rado fa drizzare i capelli in testa: i libri più venduti sono quelli di cucina…

Tutte questioni che i consiglieri del centrodestra non affrontano perché credono che la Regione, che partirà col finanziamento dal 2018, non debba poi svenarsi: “Pensiamo che per fare un presepe non servano migliaia di euro”, spiegano ai media locali. Quindi, dicono loro, il bue e l’asinello non toglieranno risorse. Poi risfoderano l’argomento culturale e indennitario: “Il crocefisso apposto in sedi pubbliche non ha nulla di coercitivo perché rappresenta un simbolo sinonimo di storia, cultura e tradizione: se ciò vale, giustamente per il crocefisso, perché non deve valere per il presepe?”.

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