Separazioni, dal mediatore prima che dall’avvocato: “Le cose stanno cambiando”

divorzio, separazione mamma papà bimboQuando una coppia decide di separarsi, la mentalità comune impone che si rivolga a un legale. Ma l’ideale sarebbe indirizzarsi a un mediatore familiare per elaborare il lutto e testare gli aspetti pratici dei nuovi equilibri che la separazione porta con sé, necessariamente. A dirlo, e a lavorare per la diffusione di una nuova cultura in tal senso, in Emilia-Romagna è Michela Foti, ravennate, avvocato e mediatrice familiare, mamma di due bambini oltre che neo-consigliera di zona per Aimef. Sul tema ha scritto, insieme a Camilla Targher, il libro “Comunicare la separazione ai figli” (Giraldi Editore).
Michela, qualcosa si muove, sul fronte della mediazione familiare?
“Lentamente sì. Le nuove generazioni di avvocati familiaristi si stanno aprendo in tal senso, sono più sensibili all’idea che la figura del mediatore familiare possa davvero essere utile ai fini dell’interesse delle due parti e del minore, alleggerendo anche il lavoro dei legali di alcuni aspetti. Sono iscritta alla sezione bolognese dell’Associazione italiana giovani avvocati, dove vedo emergere sempre più una nuova etica, dove la mediazione viene sempre più compresa nella sua importanza e accettata”.
Quali sono gli ostacoli maggiori?
“C’è scarsa conoscenza in materia, oltre al fatto che la legge regionale ha demandato il servizio ai Centri per le famiglie, che magari pubblicizzano poco il servizio. Io, da libera professionista, sto organizzando una serie di iniziative per far conoscere la mediazione: prima di tutto un ciclo di incontri organizzato come Aimef in collaborazione con la Fondazione forense di Bologna e l’Aiga, rivolti sia agli avvocati che ai mediatori. Un’esperienza formativa in cui si parla di aspetti importanti: il pernotto del minore di quattro anni dal padre tra indicazioni della giurisprudenza e aspetti pedagogici, il valore simbolico della casa familiare per i bambini, i disturbi psicosomatici dei minori nelle separazioni conflittuali e persino il rischio che mediatore e avvocato trasferiscano alcuni vissuti propri sulla storia degli assistiti che hanno davanti. Ci rivolgiamo in parallelo, con altri incontri, ai genitori che, se non sono consigliati da avvocati o pediatri, difficilmente ricorrono alla mediazione di propria iniziativa”.
L’Italia è indietro in materia: che cosa succede nel resto dell’Europa?
“In Francia e Spagna la mediazione è qualcosa di capillare da tempo. La Croazia di recente ci ha superati seguendo l’esempio dell’Inghilterra e della Germania, dove per le coppie che si vogliono separare il primo colloquio informativo con il mediatore è obbligatorio. Da noi, se non è l’avvocato a inviare la coppia in mediazione perché ci crede, magari rivedendola in un secondo momento, difficilmente la tendenza si può intervenire”.
In che rapporto temporale stanno i due servizi?
“In mediazione bisognerebbe andare prima per stimolare le parti a superare il lutto separativo e per provare, nella realtà, se alcune novità funzionano. Penso al calendario di frequentazione: avere una terza persona imparziale che aiuti a stilarlo è fondamentale. Solo i genitori conoscono i propri ritmi lavorativi, gli orari delle attività dei propri figli, le loro esigenze, le risorse di cui si dispone, come i nonni. Se questi aspetti vengono negoziati durante la mediazione, i genitori riescono a cucirsi addosso un vestito su misura e, quando arrivano dall’avvocato, quegli aspetti vengono resi in giuridichese. Il giudice, così, si ritrova un accordo già testato, sul quale le parti hanno lavorato”.
Le coppie hanno delle resistenze?
“Premetto che, per deontologia, nei casi su cui lavoro come legale non posso lavorare come mediatore. Per il resto, le coppie spesso pensano di non volere lavare i panni sporchi davanti a un estraneo. Ecco perché è importante che, come mediatori, facciamo di tutto per farci conoscere: simolerò la cinquantina di iscritti all’Aimef in regione a lavorare sui propri territori in questa direzione. Il 20 ottobre scorso, al Villaggio del fanciullo di Bologna, abbiamo organizzato la giornata della mediazione, che ha avuto successo. Speriamo di continuare così”.

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