Dopo Spiderman, la mamma sfida il “gender”: “Si può amare a prescindere dal sesso dell’altra persona”

Giorgia Vezzoli
Giorgia Vezzoli

Con “Mi piace Spiderman…e allora?”, Giorgia Vezzoli ha preso le parti delle bambine, raccontando come possano amare e desiderare giochi e attività considerati “da maschi”. Un libro che settenove, casa editrice specializzata nell’educazione al genere e alle differenze, ha pubblicato ottenendo grande successo. Ora l’autrice, questa volta per Giraldi, si è spinta oltre con il romanzo “Ti amo in tutti i generi del mondo”, che affronta un tema caldissimo. Sabato 18 febbraio alle 20,30 Vezzoli sarà a Rimini nell’ambito degli “Incontri di tutt’altro Genere” (via Labriola 12) mentre domenica 19 febbraio alle 18,30 arriverà al Dock 61 di Ravenna (via Magazzini Posteriori 61).
Con “Mi piace Spiderman…e allora” ti rivolgervi a un pubblico di bambini/bambine. Per chi ha pensato, invece, “Ti amo in tutti i generi del mondo”?
“Quando scrivo solitamente non ho in mente un target preciso. Scrivo e basta. Deve essere un retaggio della poesia. Ho ancora la forma mentis dello scrivere versi: di getto, quasi fosse un bisogno. Il pubblico lo stabilisco dopo. Penso che, così come ‘Mi piace Spiderman…e allora?’ fosse un testo adatto a bambini e bambine (nonché, di riflesso, a mamme, papà e tutte le varie figure educative che ruotano loro intorno), credo che ‘Ti amo in tutti i generi del mondo’ sia un romanzo adatto agli adulti (un po’ a tutti) e ai cosiddetti ‘new adult’. Un libro che piacerà soprattutto a chi ama l’ironia e ha un animo romantico”.
Ci si può innamorare di una persona anche senza conoscerne il genere: crede che il messaggio del libro possa essere provocatorio in un periodo come quello attuale, dove l’idea che esista una teoria del gender fatica a tramontare?
“Il messaggio del libro, in realtà, è piuttosto semplice: ciò che conta, alla fine, è il valore intrinseco della persona al di là di qualsiasi etichetta. Più che un messaggio provocatorio, io preferirei definirlo liberatorio. Ma la libertà di poter essere se stessi e se stesse, da che mondo e mondo, ha generato e genera ancora resistenze”.
Pensa di poter riuscire a portare questa nuova storia all’interno del mondo della scuola? O almeno, se l’è posta come sfida?
“Non so se questo libro verrà usato nelle scuole ma mi farebbe piacere se accadesse. Per me, comunque, già scrivere un romanzo del genere e riuscire a portarlo a compimento era, di per sé, una sfida. Dare vita a una storia d’amore emozionante pur senza mai rivelare alla protagonista (e di conseguenza al lettore e alla lettrice) il sesso e il genere della persona di cui si sarebbe innamorata non era esattamente una passeggiata. Soprattutto non lo è stato scriverla in lingua italiana, che non prevede un genere neutro”.
Nel libro le rigidità della famiglia di Nina, che appunto si innamora di Sasha prima di sapere se biologicamente è un uomo o una donna, emergono tutte. Da mamma, si è mai prefigurata una situazione simile?
“Diciamo che se succedesse, sarei pronta. Come mamma vorrei solo che i miei figli fossero felici, nella vita così come in amore. E non credo che per essere felici si debba per forza avere una relazione con una persona di sesso e genere opposti. Ben altri sono i criteri con cui si dovrebbe giudicare il valore di qualcuno e qualcuna. Penso però che una buona base per la felicità sia il rispetto, per se stessi e per gli altri, ed è questo che vorrei che i nostri figli e le nostre figlie imparassero prima di tutto”.
Il suo libro si aggancia all’attualità, per esempio alla polemica che si è scatenata in alcune città intorno alla visione, da parte degli alunni, dello spettacolo ‘Fa’ afafine’ in cui Alex, il protagonista, si sente a volte un bambino e altre una bambina. Il mondo della cultura, in questo caso, riconosce il valore dell’opera mentre parte della società la rifiuta. I libri (come il suo e altri) possono aiutare a conciliare, secondo lei, questi due mondi?
“Io penso che tutte le storie, se autentiche (non necessariamente reali ma autentiche), possano aiutarci a fare pace con ciò che non comprendiamo o riteniamo molto distante o diverso da noi. Perché le storie ci permettono di identificarci con chi le vive in prima persona. ‘Ti amo in tutti i generi del mondo’ ci permette di conoscere una persona al di là del genere e del sesso attraverso gli occhi di chi da questa persona è attratta e la scopre poco a poco nel profondo. E non c’è modo migliore di avvicinarsi a qualcosa o qualcuno che si ritiene incomprensibile, sbagliato o diverso se non attraverso uno sguardo d’amore. Meglio ancora se la narrazione di quello sguardo è fatta con semplicità, delicatezza e una buona dose d’ironia”.

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Commenti:

  1. sono dell’idea che l’attrazione fisica sia importante in amore al pari di quella mentale, c’è chi è attratto da persone di sesso e genere opposto al suo, chi da persone dello stesso sesso o genere, chi da persone di entrambi i sessi ma in ogni caso non si può dire che l’identità sessuale e quella di genere “non conta” in amore, l’ntensità e il valore del sentimento non cambia ma se io m’innamoro di donne e non di uomini (o viceversa) oppure mi innamoro solo di uomini e/o donne con certe caratteristiche isiche e caratteriali, questo è lecito e giusto l’attrazione sessuale per il corpo dell’altro o altra conta, e se non c’è non c’è, non è una discriminazione, semplicemente accade o non accade

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