Papà di due prematuri alla Camera: “Pesavano come un petto di pollo”

ffffFrancesca e Filippo hanno due anni e mezzo. Fino a poco tempo fa il papà Marcello Florita, psicologo psicoterapeuta e psicoanalista milanese, quando qualcuno gli chiedeva l’età dei suoi figli faceva ancora il calcolo come se fossero nati a fine giugno del 2014 invece che il 6 aprile. Una data segnata nella sua memoria come un trauma, perché nella sua esperienza nascita non fa rima con qualcosa di miracoloso o fantastico: “Le nascite dei miei bambini – racconta – in realtà sono state tre: quando li ho visti uscire dalla pancia di mia moglie e portare in terapia intensiva in fretta e furia, quando sono usciti dalle incubatrici, quando un mese e mezzo dopo li abbiamo portati a casa”.

Francesca e Filippo pesavano 900 grammi alla nascita: “Il peso di un petto di pollo o di una maxi vaschetta di gelato. Venire al mondo alla 29esima settimana di gravidanza significa che per i primi tempi non li abbiamo potuti accarezzare, toccare, abbracciare e baciare. Che erano pieni di tubi, fili, cannule. Che ci sentivamo genitori a metà, come clandestini, come senza passaporto”. E non è che quando rientri a casa con due esserini di circa un chilo e mezzo, ancora pieni di problemi da risolvere, diventi all’improvviso mamma o papà: “La difficoltà dei genitori dei prematuri – racconta Marcello – è che per molto tempo restano in uno spazio in cui la vita e la morte sono molto vicine. In cui a ogni miglioramento i medici ti dicono di non illuderti, perché tutto potrebbe cambiare nel giro di poco. Uno spazio in cui il dolore, le preoccupazioni, il senso di colpa, la fatica e l’impotenza prendono il sopravvento”.

Per scrollarsi di dosso tutto il peso della sua drammatica esperienza, Marcello ha scritto il libro “Come respira una piuma” (Edizioni Ensemble) che il 18 novembre, il giorno dopo la Giornata mondiale della prematurità, presenterà alla Camera dei deputati, dove andrà insieme a VivereOnlus. Un’occasione per portare all’attenzione anche la Carta dei diritti dei bambini prematuri. Perché sono tante, secondo Marcello, le questioni sulle quali c’è ancora troppa poca considerazione: “Nonostante l’accorso siglato di recente, non tutte le Tin d’Italia sono ancora aperte 24 ore su 24 (come a Rimini e Modena, ndr) per garantire alle famiglie di entrare quando vogliono. La promozione dell’allattamento al seno, che per i prematuri ha un significato ancora più ampio, è ancora scarsa. Senza contare il tema delle tutele lavorative: ci sono bambini che restano ricoverati anche parecchi mesi e genitori che perdono il lavoro: non si è ancora capito, poi, che quando torni a casa con un figlio appena uscito dalla terapia intensiva, non è che dal giorno dopo sei in grado di rientrare in ufficio. E ci sta a cuore anche la questione del sostegno psicologico alle famiglie, sia durante che dopo il ricovero”.

Marcello Florita lo sa bene anche guardando alle sofferenze di sua moglie: “Era sempre frustrata, triste e preoccupata. I bambini, poi, hanno avuto grossi problemi di reflusso gastro-esofageo, piangevano per mangiare, nonostante la fame. Per proteggerla, tante volte le ho raccontato che il biberon l’avevano preso tutto. Tra la verità e mia moglie, ho scelto lei. Meglio avere una mamma sollevata che due bambini che hanno finito il latte. Certo è che, per non darle nuovi dispiaceri, io ho tenuto dentro. A un certo punto, il giorno del primo Natale di Filippo e Francesca, mi sono visto come seduto sul mio vaso di Pandora, a sigillare tutto quello che avevo provato fino a quel momento. Mi sono sentito un papà ingessato, congelato. E ho iniziato a scrivere”.

Marcello Florita con Filippo e Francesca
Marcello Florita con Filippo e Francesca

Oggi Francesca e Filippo stanno bene, anche se a livello psicologico sono ancora acerbi quando devono affrontare una separazione: “Ora vanno al nido e questo li sta aiutando. Ma come molti prematuri, essendo stati privati per molto tempo del contatto umano, avendo vissuto sofferenze fisiche molto pesanti nei primi mesi, dimostrano parecchia fragilità quando arriva il momento di staccarsi da loro. Anche per questo insisto spesso sull’importanza di favorire il contatto: stiamo parlando i bambini sottoposti a punture, manipolazioni, manovre di ogni tipo. Bambini per i quali attaccarsi al seno è difficilissimo, perché non riescono a coordinare la respirazione con la suzione. E le conseguenze sono molte, anche sul fronte dell’ansia e della depressione dei genitori, molto più frequenti che nei genitori degli altri bambini”.

Qui sotto, il video della lettera scritta da Marcello Florita e letta da Vinicio Marchioni, vincitrice del concorso “Festival delle Lettere” – categoria Lettere alla Vita – sul tema della paternità e della genitorialità con bambini prematuri.

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