Nidi privati, la Regione blocca i voucher conciliativi per pagare la retta

asilo nidoNiente più voucher conciliativi. A partire da settembre nessun Comune della Regione Emilia-Romagna potrà più erogare alle famiglie gli assegni che in questi anni erano serviti a pagare la retta dei nidi privati: un’opportunità in più di accedere ai servizi educativi 0-3 anni. In più rispetto ai bandi per i nidi comunali o convenzionati.

Da Bologna la comunicazione è arrivata all’inizio di marzo ed è stata poi girata ai genitori che stanno usufruendo quest’anno dell’assegno. A Ravenna, per esempio, sono 33 i bambini che stanno frequentando un nido privato grazie al voucher. A quelli di loro che non passeranno alla scuola dell’infanzia a settembre, il posto non verrà comunque tolto. “Alle famiglie – spiega Laura Rossi, dirigente del Servizio nidi e scuola dell’infanzia – abbiamo proposto due opzioni: fare domanda in un servizio comunale nel caso il bambino frequenti un privato oppure chiedere il trasferimento nel caso il privato sia convenzionato. Nessuno resterà a piedi, sulla base del principio della continuità educativa“.

A finanziare i voucher è il Fondo Sociale Europeo. Le valutazioni sulla crisi economica hanno fatto sì che sia stata di fatto bloccata una possibilità che in questi anni era stata offerta alle famiglie con un Isee inferiore ai 35mila euro, formate da genitori entrambi occupati. Una possibilità che, però, non era stata colto in pieno: “Per l’anno scolastico in corso – spiega Laura Rossi – la Regione ci avrebbe finanziato cento voucher. Ma noi ne abbiamo erogati poco più di un terzo. Segno che c’è meno lavoro, come ci dimostra anche l’accorciamento delle liste d’attesa sia al nido che alla scuola dell’infanzia. In pratica è come se, di fronte a una situazione socio-economica così critica, si annullasse il vantaggio offerto dai voucher”.

Ma le famiglie potrebbero essere lo stesso penalizzate. Come quella di Stefano Milani, papà di una bimba di venti mesi che frequenta un nido privato grazie al quale la retta, da 550 euro, è passata a 330 euro: “Mia figlia ha iniziato a frequentare il servizio a sette mesi. L’anno successivo è stata accettata sia al comunale che al privato con i voucher. Abbiamo scelto la seconda opzione per tanti motivi: conosceva già l’ambiente e le educatrici e poi, lì, l’orario è più flessibile. Senza contare che resta aperto durante le vacanze estive, pasquali e natalizie. Un bel vantaggio per chi lavora”. Stefano e la compagna inoltreranno la domanda per il comunale, in ogni caso. Ma valuteranno il da farsi solo alla fine: “Spostare nostra figlia in un altro servizio e fare un altro inserimento non ci convince molto. Ci penseremo a giochi fatti. Certo è che 200 euro in più di retta al mese peserebbero eccome sul nostro bilancio familiare“.

E c’è anche un altro problema: senza voucher i nidi privati, che già stanno arrancando (leggi il nostro servizio qui), si troveranno di certo con meno iscritti. L’offerta, insomma, è destinata a calare al pari della domanda.

 

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