Luoghi a misura di bambino? Li certificano i genitori con i loro occhi. Nasce Around Family

Genitori che non volete buttare via soldi invano per divertirvi insieme ai vostri bambini, c’è chi vi chiama. A farlo è un papà di Roma, Giovanni Franchini, giornalista, che insieme alla moglie Francesca e ad un gruppo di mamme e papà ha lanciato un mese fa on line il progetto Around Family, una guida indipendente e testata (con gli occhi e al telefono) di ristoranti, alberghi e luoghi del tempo libero in generale. In quell’albergo ci sono le sponde per il letto del bambino? Nel giardino di quell’agriturismo il pargolo può gattonare in libertà? Ve lo dicono loro, per ora nel raggio del Lazio.
Giovanni, quando e come vi estenderete ad altre regioni?
“Quando siamo partiti non abbiamo fatto né pubblicità né lanci stampa. In quaranta giorni, però, al sito si sono registrate quattrocento persone, segno che il bisogno c’è, lo abbiamo intercettato. Per coprire tutta Italia ci vorrebbe tutto lo staff di Trip Advisor, per il momento siamo in pochi a lavorare a tempo pieno per Around Family, gli altri lo fanno nei ritagli. Da soli non faremo mai niente, abbiamo bisogno di genitori motivati negli altri territori: li abbiamo trovati in Sicilia, Campania e Umbria. Lì partiremo a breve con nuove guide”.
Come fate a testare le strutture?
“Telefoniamo o verifichiamo di persona. L’esperienza visiva è sempre utile. Le strutture possono convenzionarsi con noi solo se sono a misura di bambino, altrimenti nemmeno pagando entreranno nel nostro circuito. Ecco perché dico che siamo indipendenti”.
E come vi sostenete?
“Gli utenti hanno accesso gratuito ad alcuni contenuti. Per altri, come per esempio gli itinerari turistici suddivisi in quattro fasce d’età, che abbiamo chiamato prêt-à-partir e che ci sono costati un grossissimo lavoro, pagano. Chiaramente avranno sconti sulle strutture da noi certificate. Le aziende, d’altro canto, possono comprare sul sito degli spazi, per esempio per pubblicizzare eventi e offerte. Ma ci sarà una selezione all’ingresso: dovranno dimostrare di essere adatte ai bambini”.
Perché ha sentito l’esigenza di un servizio del genere?
“Essendo padre di un bambino di sette anni, mi ritrovavo ogni venerdì a cercare on line informazioni e idee sulle cose da fare nel fine settimana con la mia famiglia. Ma i siti che consultavo seguivano un modello o comunque avevano dietro aziende che pagavano e nessuna verifica sui servizi proposti. Così, per andare sul sicuro, mi trovavo a dover alzare il telefono. Ho pensato di farlo io al posto di tutti i genitori e quando ho testato l’idea tra amici e conoscenti, ha avuto riscontri”.
Nessuna paura di fare un buco nell’acqua, visto che i consumi sono in discesa e quindi anche vacanze e cene fuori?
“Per i bambini si continua a spendere. Io stesso non mi compro un paio di pantaloni da parecchio tempo ma per mio figlio continuo a tirare fuori soldi. Bisogna spenderli bene, questo sì. Non si può rischiare di andare con la famiglia in un posto che non soddisfa né il bambino, né i genitori. Che non ha i servizi che ci si aspettava. E che per giunta costa troppo”.
Quindi ad essere mappate saranno anche strutture che non riescono ad avere facilmente visibilità…
“Assolutamente sì. Anche il piccolo museo di provincia che non riesce a pubblicizzarsi ma che ha un’offerta per i bambini avrà una visibilità. Il punto centrale è la qualità, che noi andiamo a controllare”.

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