Ma la legge che doveva fare il passo in tal senso, è ferma in Senato dal 2014. Il caso che potrebbe dare la svolta è il ricorso di una coppia italo-brasiliana residente a Genova, che aveva chiesto di poter registrare il proprio bambino con il doppio cognome sia per una questione di parità che per equilibrare la condizione anagrafica del figlio, che ha la doppia cittadinanza. Ricorso respinto.
Al momento, in Italia, si può richiedere il doppio cognome al Prefetto. Finendo nei gangli della burocrazia, ben lontano – dunque – dall’automatismo auspicato per esempio da Antonella Anselmo, avvocata e componente della “Rete per la parità”: “La Consulta deve dichiarare incostituzionale la discriminazione della madre nell’attribuzione del cognome – ha detto a La Repubblica – perché un fatto di enorme portata simbolica ed educativa”.