Ma la legge che doveva fare il passo in tal senso, è ferma in Senato dal 2014. Il caso che potrebbe dare la svolta è il ricorso di una coppia italo-brasiliana residente a Genova, che aveva chiesto di poter registrare il proprio bambino con il doppio cognome sia per una questione di parità che per equilibrare la condizione anagrafica del figlio, che ha la doppia cittadinanza. Ricorso respinto.
Al momento, in Italia, si può richiedere il doppio cognome al Prefetto. Finendo nei gangli della burocrazia, ben lontano – dunque – dall’automatismo auspicato per esempio da Antonella Anselmo, avvocata e componente della “Rete per la parità”: “La Consulta deve dichiarare incostituzionale la discriminazione della madre nell’attribuzione del cognome – ha detto a La Repubblica – perché un fatto di enorme portata simbolica ed educativa”.
Da sempre, in Italia, di prassi i bambini prendono il cognome del papà. Domani, però, la Consulta dovrà esprimersi sull’ipotesi che questo automatismo sia incostituzionale. Già in una sentenza del 2006, la Corte Costituzionale aveva definito il sistema attuale “retaggio di una concezione patriarcale della famiglia e di una tramontata potestà maritale, non più coerente con il valore costituzionale dell’uguaglianza uomo donna”.
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Commenti:
Il cognome al padre è un riconoscimento della paternità che induce una presa di responsabilità. Togliere questo riconoscimento comporterà un ulteriore eiduzine delle responsabilità paterne. Le donne saranno sempre più sole. Stiamo costruendo una società africana.
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