Essere padre e uomo, uomo e padre. Un tema attualissimo quello che il formatore e trainer Kerwin Bradshaw affronterà all’evento “Genitori in azione” in programma all’Hotel Corallo di Riccione il 5 e 6 maggio. Trainer di Younite, Bradshaw tiene un corso unico in Italia dedicato ai padri: “Papà e Figli in azione”, che si ripeterà a luglio con una tappa all’autodromo di Modena.
In Italia i padri sembrano essere più coinvolti rispetto a dieci anni fa. Ma le mamme spesso lamentano il fatto di essere ancora il motore della famiglia e che i carichi pesano comunque maggiormente su di loro. Che cosa ne pensa?
“Non essendo italiano, non posso davvero avere una prospettiva corretta. In ogni caso, penso che la madre sia parte del motore che fa funzionare la famiglia. Potremmo discutere di quale parte del motore le madri rappresentino, questo sì, fermo restando che ogni parte è cruciale. Credo che in ogni relazione tocca ai genitori scoprire come vogliono organizzare le loro vite intorno alla famiglia. Le pressioni culturali potrebbero rendere queste decisioni difficili ma la coppia deve farlo in base ai propri valori”.
Tra gli uomini che di solito incontra, qual è il principale problema dell’identità e del ruolo dei padri?
“Molti uomini non hanno avuto un esempio paterno positivo nella loro infanzia e giovinezza. Non molti padri, dunque, sono stati in grado di imparare come essere uomini e se stessi. E questo vale per generazioni e generazioni. C’è un detto: ‘I padri siano bravi per i loro figli, perché un giorno saranno anche loro padri’. Essere capaci di trasmettere emozioni, essere in grado di comunicare e agire in linea con se stessi e in un modo non violento e non evasivo sono le sfide principali per gli uomini e i padri. I padri distanti emotivamente hanno imparato dai loro, di padri. I figli che bramano un contatto ma sono impotenti nel raggiungere i loro papà penetrando quel muro di incapacità copieranno il dolore dei loro padri. Nel mio lavoro vedo molti effetti di un frustrato rapporto padre-figlio. Effetti che possono durare anche una vita”.
Come lavora, in genere, con loro? E con quali obiettivi?
“Uso un modello creato da me, il modello ‘I care’, che significa ‘ci tengo’ ed è basato sul fatto che siamo responsabili di noi stessi e del tenere a noi stessi. Tenere a se stessi in modo radicale non significa combattere il mondo ed essere egocentrici. Significa che scegliamo di essere responsabili e imboccare una strada che onora i nostri valori e le nostre verità. Significa che decidiamo di essere uomini integri, fondati sulla conoscenza di noi stessi e sul rispetto per noi stessi. Perciò è assolutamente essenziale che un uomo si riconnetta con la sua stessa identità in modo da capire e onorare se stesso. L’obiettivo del mio modello è proprio connettersi a livello conscio, emotivo e cognitivo con i pilastri della vita: ispirazione, intuizione, intenzione e integrità. Connettersi con questi pilastri significa ottenere potere e rispetto per se stessi. A quel punto i padri prenderanno decisioni nuove e ispiratrici, sentiranno passare attraverso il corpo nuove energie e sapranno come esprimerle. E così saranno d’ispirazione anche per i figli, le mogli, gli amici. Aiutare gli uomini a essere integri è il mio obiettivo principale e il risultato del mio lavoro con il modello ‘I care'”.
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