Il calcio e la maternità, Alice Pignagnoli: «Molti mi scoraggiavano ma sono tornata in campo a cento giorni dal parto»

«Il problema non è solo nello sport, è ovunque. A una donna al settimo mese di gravidanza difficilmente viene fatto firmare un contratto di lavoro. A me è successo, non me lo sarei aspettato. La mia società è stata eccezionale ma spero in un mondo in cui tutto questo diventi normalità».

Alice Pignagnoli, 33 anni, di Reggio Emilia, è il portiere della squadra di calcio femminile di Cesena. Durante una partita, dopo uno scontro in area, sviene. I controlli non lasciano spazio a dubbi: è incinta di sei settimane. Una notizia choc per la calciatrice, che pensa che la propria carriera sia finita e che si ritrova senza stipendio e senza la sua passione più grande. Il contratto viene risolto ma la società le chiede di continuare a sostenere le compagne: «Mi hanno garantito i rimborsi per i viaggi e l’albergo per stare vicina alla squadra, nei confronti della quale mi sentivo anche in colpa, perché non è una cosa da poco che da un giorno all’altro venga a mancare il portiere titolare».

Con una notevole fatica psicologica Alice continua anche ad allenarsi, perché nella sua testa c’è l’idea di rientrare in campo dopo il parto: «Al di fuori del mondo del calcio e della mia famiglia, molti mi dicevano che non ce l’avrei fatta, che il mio corpo sarebbe cambiato, che non mi sarei riuscita a organizzare con la bambina. Per fortuna non mi sono scoraggiata, anche se tante volte ho pensato che al mio posto una donna meno forte, davanti a tutti quei tentativi di dissuasione, avrebbe potuto mollare».

Quando è al settimo mese, in sede di rinegoziazione dei contratti, la società rinnova ad Alice il contratto a partire dal primo agosto, otto giorni prima del parto: «Mi hanno proposto le stesse condizioni di prima e io mi sono sentita investita di senso della responsabilità. Loro mi stavano confermando, io dovevo restituire indietro impegno». Il 9 agosto del 2020, con taglio cesareo, nasce Eva. Alice ha ancora la stessa voglia di rimettersi in gioco. Il 18 settembre i medici le danno il via libera per riprendere gli allenamenti: «In realtà io ho ricominciato il giorno prima, di nascosto, perché non ce la facevo più a stare ferma. Sono stati momenti duri, i primi. Avevo venti chili in più addosso, il seno gonfio per l’allattamento. Ma grazie alla mia motivazione e al lavoro dello staff del dottor Saul Zavalloni di Cesenatico, sono riuscita a perdere sedici chili in un mese, tornando a disposizione del mister a ottobre e rientrando in campo a metà novembre, a cento giorni dal parto. Quando mi guardo alle spalle mi chiedo davvero come io abbia potuto farcela».

Oggi Alice è felice di essere di nuovo in porta, anche se i momenti difficili non mancano: «Staccarmi dagli affetti mi è sempre pesato, ora ancora di più. Sono una pendolare, ogni pomeriggio prendo il treno per andare ad allenarmi a Cesena, rientrando a casa alle undici e mezza. Quando giochiamo in casa, mio marito ed Eva alloggiano con me in un appartamento che ci ha messo a disposizione la società. Quando andiamo in trasferta, non vedo la mia famiglia per qualche giorno. I sacrifici ci sono ma io volevo fare qualcosa di grande. E ce l’ho fatta. Senza il calcio, che è la mia vita da 25 anni, non sarei serena, felice. E nemmeno una buona madre. Io non sono un esempio, credo che ogni donna debba fare le sue scelte e rispettare i propri tempi. Il punto è che non le deve essere sbarrata la strada».

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