“Una coinquilina per essere autonoma”. Ed Elena e Margherita diventano anche amiche

«Se non avessi agito d’anticipo, un giorno i servizi mi avrebbero portata in qualche struttura, in qualche gruppo appartamento. Invece, per fortuna, ho voluto lavorare sulla mia autonomia prima che fosse tardi. E la fortuna ha voluto che trovassi, oltre che una coinquilina, un’amica».

Elena Rasia, 28 anni, dalle colline di Bologna dove viveva con i genitori anziani ha scelto di trasferirsi, un paio d’anni fa, in città: «Anche se sono in carrozzina per via di una paralisi cerebrale e ho bisogno di qualcuno che mi aiuti a vestirmi la mattina e mi accompagni a dormire la sera, volevo essere il più possibile indipendente. Così sono andata a vivere in un appartamento gestito da una cooperativa che si occupa di affitti agevolati per studenti, dove abito tutt’ora perché hanno creduto al mio progetto. Insieme a me, all’inizio, abitava uno studente lavoratore. Il punto è che la sera non avevo copertura e così la mia migliore amica si è resa disponibile per dormire da me tutte le sere, in modo poi da darmi una mano al risveglio. Dopo qualche tempo, però, lei non ha più potuto continuare e insieme abbiamo pensato di pubblicare su Internet un annuncio nel quale io offrivo la convivenza e una stanza in cambio di un aiuto». Le risposte non sono mancate ma dopo un’esperienza di tre mesi con una studentessa di Milano, Elena temeva di far fatica a trovare la persona giusta.

A leggere il suo annuncio era stata invece, tramite un’amica comune, anche Margherita Pisani, di un anno più giovane, trasferitasi a Bologna dall’Isola d’Elba: «Io stavo cercando casa ma non potevo permettermi un affitto. Inoltre, mi è piaciuto il modo diretto in cui Elena, nell’annuncio, si è posta e si è raccontata. Si vedeva che non c’erano persone terze a fare da tramite, in quelle parole c’era lei e basta. Questo ha facilitato la nostra conoscenza, il nostro rapportarci. Dai primi momenti in poi, tra noi si è instaurata la fiducia e la relazione si è sempre giocata su un piano paritario. Molti rimangono perplessi, quando vengono a sapere di questa nostra esperienza. Pensano che ci sia solo un dare ad Elena, da parte mia, quando invece indietro io ricevo moltissimo. Mi sento io, spesso, una privilegiata a essere al mio posto».

Per quanto poca abituata ad avere a che fare con persone con disabilità, Margherita non aveva muri particolari: «Il mio timore era quello di non essere all’altezza della situazione, di non essere capace di aiutare Elena nel modo adeguato. Ma in fondo, non era necessario ci fosse un approccio professionale. Anzi, a dirla tutta era richiesto tutto tranne che quello. Abbiamo fatto le prove, ci siamo confrontate. E poco a poco, anche se non era scontato, è nata una vera amicizia».

A quasi un anno dall’inizio della loro avventura insieme, Elena e Margherita sono felici, soddisfatte e concentrate sul presente: «Siamo entrambe consapevoli che un giorno le esigenze potrebbero cambiare ma per ora ci godiamo quello che abbiamo costruito. L’estate scorsa, una sera, ci siamo guardate in faccia e ci siamo chieste come mai non avessimo ancora raccontato sui social quello che stavamo vivendo. Così è nato Indi Mates, un progetto sociale di scambio alla pari e coinquilinaggio sperimentale che chiunque può realizzare con l’obiettivo dell’indipendenza. Il nostro è solo un prototipo che può essere esteso fin dove si vuole: alle persone con problemi economici, a quelle straniere con difficoltà linguistiche. Ci stanno scrivendo in molti, speriamo davvero che altri esempi come il nostro possano essere attivati. A volte ci chiedono chi abbiamo dietro, chi ci sostiene. La risposta è “nessuno”. Abbiamo fatto tutto da sole».

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