Federica Angeli: «Io e i miei figli sotto scorta. Ma è peggio voltarsi dall’altra parte»

«In molti mi hanno criticata, soprattutto le mamme della mia generazione e quelle dell’età di mia madre. Mi hanno detto che ho messo a rischio i miei bambini, che non ho pensato al loro bene. Per me, invece, è l’esatto contrario: voltarsi dall’altra parte e far finta di non vedere è fare il loro bene?».

La giornalista Federica Angeli, da sette anni e mezzo, vive sotto scorta, così come sotto scorta vivono i suoi figli di 15,12 e 11 anni. Dopo la sua inchiesta sui clan mafiosi di Ostia, dove ha comunque deciso di continuare ad abitare, la sua vita e quella della sua famiglia sono di colpo cambiate. E così come nel film “La vita è bella” di Roberto Benigni, Federica ha trasformato in un gioco, almeno inizialmente, quelle giornate scandite dalla sorveglianza e dalla protezione: «I bambini erano piccoli quando tutto questo è cominciato e così avevo raccontato loro che ero stata così brava al lavoro che mi avevano dato un premio: gli autisti».

Un episodio che Federica ricorderà anche domenica 29 novembre alle 11 quando al Festival del Buon vivere presenterà, in diretta streaming (su Youtube, Facebook e su Terradelbuonvivere.it), il libro «Il gioco di Lollo» (Baldini & Castoldi) in cui narra le sue vicende professionali e umane degli ultimi anni dal punto di vista di Lorenzo, il suo primogenito: «Lui è quello che ha sofferto di più, essendo il più grande si è reso conto prima degli altri di ciò che stava accadendo, ha avuto prima la consapevolezza della verità e ha capito prima che non si trattava di un gioco. Anche adesso, avendo esigenze diverse da quelle del fratello e della sorella, come quella di uscire con gli amici, è quello che la vive peggio. Non so se perché avere la scorta dietro è fastidioso o perché è traumatizzato dalle vicende, fatto sta che subisce molo l’isolamento. Per questi motivi ho scelto che il narratore fosse lui».

Iniziando un vero viaggio dentro l’interiorità e le emozioni dei suoi bambini, Federica è riuscita anche a mettere a posto tanti suoi nodi: «Scrivendo ho riso di alcuni aspetti e ho pianto per altri e ho fatto un importante lavoro, oltre che sui miei figli, anche su me stessa. Spero, in generale, che dopo tanti anni passati a parlare nelle scuole, il libro possa servire ai bambini e ragazzi per capire meglio il punto di vista di un loro coetaneo».

Nel frattempo, Federica ha avuto anche delle soddisfazioni per le sue inchieste: «A Ostia per molto tempo sono stata guardata male perché avevo appiccicato addosso alla città la nomea di “mafiosa”. Poi, quando hanno visto che ho scelto di rimanere, il clima è cambiato. Senza contare che, come diceva Giovanni Falcone, la mafia essendo un fenomeno umano ha un inizio e una fine. E io, il clan Spada, l’ho visto al tappeto. Oggi non fa più paura, dopo i processi, gli arresti e le condanne il cerchio si è chiuso».

Certo, la quotidianità di Federica e della sua famiglia continuano a essere difficili: «Mancano le cose di tutti i giorni, andare al mare in solitudine a leggere un libro, uscire per un gelato con i bambini in libertà. Quando i miei figli erano piccoli, anche il semplice fatto di rincorrerli per strada quando si allontanavano, per me era negato. Mi salvano l’autoironia, che ho sempre avuto, e il fatto di continuare a far finta che stiamo ancora giocando».

 

 

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