Arti più corti dopo il tumore e la crescita, dal Rizzoli il chiodo allungabile pensato per il futuro

Chi viene operato di un tumore osseo durante l’infanzia, molto spesso, al termine dell’accrescimento corporeo ha un accorciamento dell’arto operato. Dal 2014 l‘Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, per allungare l’arto rimasto più corto, utilizza un chiodo allungabile che evita il trauma di un fissatore esterno, la tecnica standard che veniva usata per gli allungamenti ossei prima dell’avvento dei chiodi.

Con questa tecnica, in sei anni, sono stati aiutati 31 pazienti, dei quali sedici operati da bambini o adolescenti: «L’idea innovativa, finora utilizzata in quattro casi – spiega Laura Campanacci, uno degli ortopedici che si occupa dei tumori muscolo-scheletrici – è quella di utilizzare il chiodo come mezzo di sintesi della ricostruzione, insomma di inserirlo subito per poi allungare l’arto solo in futuro: quando operiamo il paziente per il tumore lo inseriamo già, con l’idea che solo alla fine della crescita ossea lo andremo a sfruttare per l’allungamento dell’arto. A quel punto ci basta solo un piccolo intervento, non dobbiamo sottoporre il paziente a un secondo intervento invasivo».
Tutta questa innovazione fa il paio con la rarità di questo tipo di neoplasie, che costituiscono l’1% sul totale dei tumori ma che purtroppo, nel caso si tratti di tumori primitivi, colpiscono in prevalenza bambini e adolescenti: «La difficoltà più grande sta nella grande varietà di questo tipo di malattie: ogni paziente presenta una situazione diversa e quindi, per noi, ogni intervento è di fatto sperimentale, viene studiato nei minimi dettagli a seconda delle caratteristiche del tumore, della sua localizzazione, della sua grandezza, dell’età della persona malata. La cosa buona è che, quando non ci sono metastasi, il tasso di guarigione è del 65/70%, cosa che ci permette, specie con i genitori che non accettano malattie di questo tipo nei figli, di fare un lavoro di supporto psicologico ed emotivo sostenuto da dati abbastanza confortanti». 
A sostenere pazienti e familiari è anche l’associazione Mario Campanacci, che mette a disposizione degli appartamenti per i periodi in cui, venendo da fuori Bologna, le persone devono rimanere in città per le cure. E che, insieme ad altri, sostiene la parte relativa alla ricerca e alla diffusione delle nuove conoscenze in materia: «Noi siamo molto orgogliosi del lavoro che stiamo facendo, in Italia siamo i primi a portarlo avanti. Tra gli interventi più recenti, quello effettuato a Torino su una bambina affetta da un sarcoma osseo alla caviglia. Nel suo caso, la parte malata è stata sostituita da un osso omoplastico da donatore e grazie alla tecnica che abbiamo messo a punto, il chiodo inserito, che ora serve solo a stabilizzare l’impianto, negli anni a venire, quando la maturazione scheletrica sarà giunta a termine, consentirà di regolare la crescita della gamba, cosa non possibile naturalmente visto che è stata asportata la cartilagine di accrescimento».

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