Se il mare concilia famiglia e lavoro: “La nostra scelta, nel nome di Alice”

Alice, a un anno e tre mesi, ha già circumnavigato l’Italia. La barca dei suoi genitori, che non a caso si chiama “Alice in Waterland”, in famiglia è soprannominata “la cicciona” per via degli spazi larghi. C’è il mare in lungo e in largo a casa di Federica Minghelli, 41 anni, ravennate e del compagno Damjan Rožnik, 34 anni, sloveno.

Dopo essersi conosciuti sullo yacht di un imprenditore veneziano dove entrambi lavoravano, i due hanno deciso di cercare un figlio, capendo subito che sarebbe stato impossibile continuare con i rispettivi lavori: “Lavoravo sulle barche da quando avevo 23 anni – racconta la donna – e come Damjan, ero abituata a stare via anche per cinque o sei mesi. Nell’immaginarci genitori, abbiamo pensato che fosse arrivato il momento di pensare a un progetto nostro, nel quale esigenze familiari e di lavoro si sarebbero potute conciliare, senza ovviamente rinunciare al mare”.

Così Federica e Damjan, ancor prima della nascita della loro bimba, si mettono a cercare la barca giusta: “La volevamo con determinate caratteristiche che si adattassero a noi e all’idea di portare in giro altre famiglie con figli. Alla fine l’abbiamo trovata a Marsiglia. Nella primavera dell’anno scorso siamo partiti in macchina da Ravenna, insieme a mia mamma, che ci ha accompagnati per andarla a prendere. Ci siamo imbarcati in Francia e abbiamo impiegato 22 giorni per arrivare a casa. Un viaggio faticoso, viste le condizioni meteo completamente sfavorevoli. Alle Eolie, che conosco bene, da sessant’anni non c’erano burrasche e onde alte come quelle che si sono verificate. Ci siamo persino dovuti fermare una settimana a Roma perché non ci sentivamo sicuri. Qualche volta ho pensato che stessimo facendo una pazzia, anche perché nostra figlia era piccolissima. Ma sentire la paura serve a mettersi in sicurezza. Molto peggio non averle, le paure. E rischiare davvero“.

Del resto il mare ha sempre insegnato, anche a Federica e Damjan, ad affrontare gli imprevisti: “Siamo abituati a stare nel presente, a gestire le situazioni che si presentano, cosa che il Covid non ha fatto altro che intensificare. Siamo partiti con il nostro progetto in un anno particolare, al momento siamo bloccati a Ravenna in attesa di tornare a prendere la nostra barca, che si trova a Izola, in Slovenia, a 26 chilometri da Trieste”.

Il progetto della coppia, che prende il nome dalla barca, è quello di far viaggiare le famiglie con formule all inclusive che impedicano ai viaggiatori di andare a spendere oltre quello che avevano preventivato: “C’è un’idea del turismo in barca come di un turismo d’élite, per ricchi. Noi vogliamo sdoganare questo luogo comune, dando la possibilità anche a chi ha disponibilità economiche contenute di potersi regalare un’esperienza in mare. Vogliamo anche andare oltre l’idea che ci si possa imbarcare solo d’estate. Durante la ristrutturazione di ‘Alice in Waterland’ abbiamo installato un impianto di riscaldamento che ci consente di navigare anche d’inverno”. Allo stesso tempo, da amanti della natura, Federica e Damian vogliono proporre percorsi alla scoperta della fauna, in un connubio tra mare e terra che tenga conto anche dell’enogastronomia: “In fondo sono riuscita a portare i passatelli in Slovenia, segno che i confini non esistono”.

La barca a vela, di 15 metri e un albero, ha cinque cabine con cinque bagni, spazi vivibili, ingressi in acqua comodi: “La volevamo stabile e possente, in effetti è così. Il destino ha voluto che fosse una Gypsy 51, come quella su cui sono salita la prima volta alla pari. Ci abbiamo impiegato un anno a sistemarla, oggi è anche green: a bordo non utilizziamo plastica, abbiamo un depuratore per l’acqua, usiamo tutto biodegradabile”.

Da biologa marina subacquea abituata fin da giovanissima a viaggiare, Federica guardando in avanti si fa ben pochi problemi: “Ho portato Alice in Cambogia e Thailandia quando aveva dieci mesi, non vivo di paranoie e titubanze. Anche il pensiero del suo futuro non mi preoccupa: è una bambina che ha iniziato a viaggiare da piccolissima, che parla due lingue, che ha già incontrato tanta gente. Quando sarà ora di andare a scuola, penseremo alla soluzione più giusta. A seconda di dove avremo gettato l’ancora, decideremo. Ora è il tempo della fiducia, della speranza di poter realizzare a breve questo nostro sogno familiare e lavorativo: le difficoltà ci sono ma siamo marinai, quindi abbiamo le spalle larghe. E la nostra, in ogni caso, è una incredibile scuola di vita”.

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