Da Bologna la rete delle scuole all’aperto: “Si impara dall’esperienza. E ai bambini torna la passione”

“Occuparsi di educazione ambientale non significa fare educazione all’aperto”. Filomena Massaro, dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo 12 di Bologna che è capofila della rete nazionale “Scuole all’aperto”, sa bene come il Covid abbia messo in luce i vantaggi di una didattica che sfrutta molto più che in altre situazioni l’ambiente esterno. Ma tiene a precisare come non sia solo il “fuori” a determinare il modo diverso di apprendere proposto dagli insegnanti delle scuole che aderiscono, in tutta Italia, alla rete: “Qui si tratta di mettere al centro i bambini, che diventano protagonisti dell’imparare, e di proporre loro stimoli che si trovano nella natura, nei parchi e nei cortili per suscitare la curiosità verso concetti che si conoscono prima nella pratica e poi, solo dopo, nei loro aspetti teorici”.

L’intuizione è arrivata quattro anni fa, sull’onda dell’esperienza che le scuole dell’infanzia comunali di Bologna stavano facendo sull’outdoor education: “Siccome anche noi abbiamo due scuole materne, ovviamente statali, abbiamo fatto sì che le insegnanti partecipassero alla formazione. Dalla grande passione che ne è scaturita, ci siamo dette che potevamo verticalizzare la cosa, non limitandoci ai bambini 3-6 anni ma proponendo una nuova progettualità educativa anche alla primaria”. Nel caso della Marella, già inserita in un parco, è stato più facile iniziare un modo diverso di insegnare. Nel caso della Viscardi, i limiti imposti dalla struttura hanno reso necessari degli adeguamenti della parte esterna: “Presto ci attrezzeremo per fare in modo che anche lì i bambini ritrovino l’entusiasmo di imparare. In generale, infatti, avevamo notato un certo distacco e un certo raffreddamento, da parte degli alunni, verso le lezioni e il conoscere, sia che si usassero libri e quaderni, sia che si sfruttassero Lim e tablet. Educare all’aperto ha il grande vantaggio di infondere stimoli, riattivare la voglia di sapere e scoprire e di conseguenza l’amore per la scuola”.

Un esempio? “Di recente una delle nostre insegnanti doveva spiegare le forze elastiche, lo ha fatto facendo costruire ai bambini delle piccole molle con i materiali trovato nel parco. Solo dopo averle testate, si è passati alla teoria”.

Come tutto ciò che è innovativo, ovviamente, non mancano le obiezioni: “Una di queste riguarda la preoccupazione che non si stia al passo con i programmi, che si allunghino i tempi per l’apprendimento. Costruire una rete di scuole all’aperto, in questo senso, ci serve a istituzionalizzare e rendere visibili pratiche didattiche considerate marginali o sottostimate”. Ma c’è anche chi è poco convinto del metodo perché non validato: “Stiamo studiando, insieme all’Università, un sistema per valutare scientificamente quello che stiamo facendo insieme a una quarantina di scuole in Italia”. Quanto alla questione sicurezza, anche questa al centro delle preoccupazioni, Massaro assicura come i dati raccontino una realtà diversa: “Negli ambienti interni i bambini si sentono più sicuri e prestano meno attenzione, ecco perché è lì che capitano, più di frequente, piccoli incidenti e infortuni, cosa che succede meno all’esterno”.

Il progetto sta arrivando ora anche alla scuola media: “Grazie alla realizzazione di alcune sedute con i tronchi, siamo ora in grado di avere un ambiente esterno più consono a costruire, anche con i ragazzi più grandi, un percorso di educazione all’aperto”.

In questo articolo ci sono 0 commenti

Commenta

g