Alice Bigli e l’utopia di Rodari: “A cent’anni dalla nascita, restituiamolo ai bambini”

“E questa è una storiella divertente
ma solo un poco, perché 
ci sono bambole che hanno tutto
e bambini che non hanno niente”.

Quando Alice Bigli ha portato suo figlio, sei anni, a una lettura ad alta voce di “Bambini e bambole” di Gianni Rodari, si è sentita rivolgere da lui la domanda che forse anche l’autore desiderava che gli adulti accogliessero dai bambini alla fine della storia: “Ma perché non hanno niente?”. Si infila proprio qui, in quella indignazione per le cose ingiuste, l’utopia narrativa che la fondatrice del festival “Mare di libri” di Rimini ci ricorda del grande intellettuale nato a Omegna, di cui quest’anno ricorrono sia il centenario della nascita che il quarantennale della morte. Alice Bigli, che è cresciuta non a caso a Gavirate, dove Rodari trascorse la giovinezza e gli anni da insegnante, lo fa nel libro fresco di stampa “La scintilla dell’utopia. Rileggere Gianni Rodari con i bambini” che l’editore San Paolo le ha chiesto di scrivere dopo i tanti aggiornamenti proposti a bibliotecari e insegnanti sullo scrittore.

“Per quanto appassionata di Rodari fin da piccola – racconta Alice – non avevo alcuna intenzione di uscire con un libro, convinta che nell’anno del doppio anniversario sarebbe stato pubblicato di tutto. In effetti il mio non è un saggio ma uno strumento per chi, con i bambini, ci lavora. Perché il grande rischio è quello di occuparci di Rodari tenendo fuori l’infanzia. Se è vero che Rodari è stato un intellettuale a tutto tondo del suo tempo e che bisogna evitare di pensare che abbia solo scritto tre filastrocche per bambini, infatti, è altrettanto vero che è a loro che va riportato perché a loro si rivolgeva, anche se proponendo sempre, tra le righe, una lettura dialogica con l’adulto”.

Quando era piccola, fiera di abitare dove aveva vissuto Rodari, Alice aveva una fantasia a occhi aperti: “Sognavo spesso che un giorno avrei incontrato un bambino di un’altra città d’Italia, che mi avrebbe chiesto da dove venissi e che davanti alla mia risposta, mi avrebbe domandato se per caso conoscessi la donnina che contava gli starnuti delle Favole al telefono”. Suggestionata ancora da quel ricordo, per Alice oggi Rodari va riscoperto per la sua dimensione politica, per quel suo essere fuori moda nel senso migliore del termine: “Rodari è molto antologizzato, in tutti i testi delle elementari c’è qualcosa di lui. Ma per quanti tutti lo conoscano, in pochi lo conoscono bene. E non tutti notano che ai bambini era in grado di parlare di società, dell’altro, di ingiustizia e disuguaglianza. Del resto l’utopia nasce dal desiderio di costruire un mondo migliore ma anche dalla denuncia di ciò che non va. Peccato, invece, che alcuni testi di Rodari in cui tutto questo è ben presente vengano liquidati come storielle con un finale ad effetto, magari con una risata”.

In questo senso, per Alice Bigli oggi Rodari andrebbe rivalutato anche per compensare quella tendenza, molto presente negli albi illustrati, a occuparsi per lo più della meraviglia per le piccole cose: “Un sentimento nobilissimo e che condivido ma che rischia di farci dare una risposta alla bruttezza solo alzando gli occhi al cielo sopra al nostro balcone ma evitando di vedere la spazzatura che è fuori dal bidone qualche metro più in là. Oggi c’è molta attenzione alla cura di sé e alla ricerca di una pace interiore: aspetti importanti che però non posso farci perdere di vista la dimensione pubblica, la comunità. Vedo una fuga dall’impegno che fa il paio anche con il lavoro sul contenimento della rabbia proposto ai bambini: certo, la rabbia a volte non viene agita nel mondo più opportuno ma serve, non va dimenticato, al pari della meraviglia”.

Meraviglia che riporta Alice ai suoi luoghi del cuore, il lago d’Orta e in particolare l’isola di San Giulio, dove è ambientato “C’era due volte il barone Lamberto”. Posti da dove potrebbe partire, per tutti, una nuova meraviglia verso Rodari e la sua opera. Che siano gli adulti o i bambini a leggerla.

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