“La mia rabbia per lo zaino delle Winx, uno dei momenti più brutti della mia vita””

A Greta Berardi, al posto degli occhi, piangono le mani. Greta a settembre andrà al liceo artistico di Ravenna, dove spera di poter usare la toilette delle ragazze e di non essere chiamata con il nome che c’è scritto sui documenti. Greta è anche la protagonista del libro “Io sono io” che la sua mamma, Cinzia Messina, ha scritto con la collaborazione di Francesca Mazzoni per “Il ponte vecchio”. Un libro che non solo getta luce sul tema dei minori transgender e sulle battaglie che le famiglie devono combattere contro i pregiudizi ma che è anche una confessione a cuore aperto di una ragazzina di quattordici anni alle prese con un corpo che vorrebbe diverso, oltre che un atto di scuse di una madre verso la figlia per gli errori compiuti in passato.

“Oggi – spiega Cinzia Messina – ho fatto pace con me stessa per tutte le volte in cui ho rifiutato che mia figlia, nata

Greta Berardi con la mamma Cinzia Messina, al suo fianco, e Francesca Mazzoni

biologicamente maschio, avesse atteggiamenti e gusti che associavo a una bambina. Lei, fortunatamente, oggi mi ha perdonata e riusciamo a riderci su. Forse, se io non fossi stata una figlia incompresa, non sarei riuscita a fare un passo oltre, accorgendomi che Greta aveva bisogno di moltissime attenzioni e di uno sguardo accogliente, comprensivo. Sono una persona che non piange sul latte versato e che tende a guardare avanti: oggi sono orgogliosa di come sono a fianco di mia figlia nel suo percorso verso la felicità”.

Se pensa a Greta felice, Cinzia la immagina in un corpo di donna, dopo l’intervento chirurgico di riconversione del sesso, con un fidanzato che le voglia bene: “L’obiettivo, per Greta e per noi che siamo la sua famiglia, è quello. La strada è lunga e piena di ostacoli ma siamo qui per compierla insieme. Oggi mi faccio bastare che Greta inizi a piacersi esteticamente, che abbia trovato un’amica, che assuma i bloccanti ormonali. Al “Careggi” di Firenze, in questi mesi di pandemia, non è stata lasciata sola. Presto andremo di persona per riprendere gli incontri dal vivo”.

Greta Berardi

Continuano, nel frattempo, le difficoltà: “Greta durante la quarantena non ha sofferto particolarmente, visto che è abituata a isolarsi in casa. Io le ripeto sempre che non deve vergognarsi di quella che è ma è chiaro che ha tutto il diritto di raccontare di sé a chi vuole e come vuole. Nessuno di noi, quando esce, viene costretto a confessarsi. Lo stesso vale per lei. L’equilibrio tra il nascondersi e censurarsi e l’esporsi sempre e comunque è labile e la lotta per non cadere né di qua né di là è quotidiana”.

Oggi Cinzia, come ha fatto anche scrivendo, ha imparato a raccontare di sé e di Greta con un certo distacco: “Al contrario Francesca Mazzoni ha completato il libro con alcune parti intrise di pancia, cuore ed emotività. Tra noi è nata una bella amicizia, i nostri incontri sono stati intensi, quando ero fragile io era forte lei e viceversa. Abbiamo pianto molto insieme, soprattutto intorno all’episodio dello zaino delle Winx, che Greta aveva scelto per la scuola e che mi scatenò una rabbia irrefrenabile: ancora oggi, a pensarci, resta uno degli episodi più brutti della mia vita”.

 

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