“Se questo è un uomo”, le stragi del Mediterraneo e la dolcezza degli studenti di Alfonsine

“Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno”.

Le parole di Primo Levi continuano con “meditate che questo è stato”. Nel cortometraggio “Se questo è un uomo” realizzato da alcuni alunni delle classi terze della media “Oriani” di Alfonsine, Istituto comprensivo corso Matteotti, quei versi proseguono, invece, così:  “Considerate se questo è un bambino, senza giochi, costretto a scappare, senza sorriso, con occhi tristi ma pieni di speranza”. Poi c’è un ragazzo che cuce la propria pagella nella tasca per dimostrare quanto vale, ci sono i barconi e le stragi nel Mediterraneo. C’è il rumore delle onde, ci sono i porti chiusi e gli abissi che custodiscono corpi. Ci sono i naufragi e i “mamma dov’è l’Europa?”, “è in fondo al mare”. E c’è una danza bellissima quanto disperata.

Temi che di questi tempi ha perso centralità ma che hanno animato il video che doveva partecipare all’edizione di quest’anno del concorso “Un corto per i diritti umani”. Edizione annullata a causa del Covid: “Il corto verrà comunque presentato l’anno prossimo – spiega Letizia Perrone, insegnante di italiano -. Nel frattempo, lo abbiamo voluto diffondere sui social per rendere omaggio al lavoro dei ragazzi, che dopo essersi guadagnati, nelle ultime tre edizioni, una volta il terzo posto e per ben due volte il primo, si sono impegnati sul tema del diritto d’asilo”.

L’idea della prof, poi condivisa con gli alunni, è stata quella di creare un parallelismo con la denuncia di Primo Levi rispetto alla Shoah: “In fin dei conti, se ci pensiamo, la storia ci dimostra che molte cose non sono cambiate. Gli studenti e le studentesse, sebbene così giovani, attraverso lo strumento del video e della sceneggiatura hanno davvero avuto modo di riflettere su una questione così importante come quella dei migranti. Chiaro, sono giovanissimi e non possiamo pensare che abbiano già sviluppato un senso critico. Ma questi lavori lasciano tracce dentro di loro, in futuro si tradurranno senz’altro in sensibilità. Io stessa, pur avendoci lavorato dall’interno, ho avuto la pelle d’oca quando ho visto il corto finito. La commozione è tanta anche a leggere i commenti sui social. Lo scopo, in fin dei conti, era emozionare”.

Sulla pagina Facebook dell’Istituto comprensivo si può vedere il corto.

“Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli”.

In questo articolo ci sono 0 commenti

Commenta

g