Il pedagogista: “Ripensiamo alla riapertura di nidi e scuole”

Daniele Novara

“Trovo assurdo e incauto dire che ci penseremo a settembre, quando i bambini saranno a casa da sei mesi. Ma lo sapete che cosa significa, per un bimbo di tre anni, sei mesi? Significa dieci anni di vita di un adulto”. Daniele Novara, pedagogista, parla da Piacenza, uno dei territori più colpiti, in Italia, dal Coronavirus. Ma parla a nome dei bambini e del loro diritto all’apprendimento, al movimento, alla socializzazione.

“In questo Paese parlano solo i virologi – precisa Novara -. Ma possibile che non venga data voce agli esperti di infanzia? Ho lanciato un appello al Governo affinché venga creata una task force sulla riapertura della scuola: quando ho sentito l’ipotesi che nemmeno dopo l’estate ripartano nidi e scuole materne, ho pensato che siamo all’assurdo: staremo scherzando? Gli anni da zero a sei sono i più importanti della vita, quelli dove si creano tutti gli automatismi emotivi e comportamentali che ci accompagneranno per tutta l’esistenza. Il bisogno motorio, specie dai tre anni, è la base degli apprendimenti: avere un inceppamento di questo tipo significa, specie se la cosa si protrarrà per altri mesi, non proseguire nella crescita. Non solo: la socializzazione da quell’età è fondamentale, perché nel rispecchiarsi con gli altri e con i limiti da loro imposti, si sviluppano le autoregolazioni, da cui scaturiscono capacità e competenze“.

Ma c’è anche il bisogno di autonomia, a dover giustificare secondo Novara un ripensamento sui tempi di apertura dei servizi educativi e scolastici a partire da maggio: “Stando molto a casa, essendo circondati da un eccessivo maternage, i bambini subiranno dei danni ben superiori a quelli dell’infezione. Le idee ci sono, peccato che gli esperti non vengano interpellati. Io, nel mio piccolo, ho convocato i miei collaboratori del Centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti: presto tireremo fuori proposte per fare ripartire le attività dedicate ai bambini. Un esempio? Si può tranquillamente misurare la febbre ai bambini prima che entrino a scuola, saremmo benissimo in grado di farlo. Incaponirsi sul lockdown non ha alcun senso: abbiamo tenuto aperti i supermercati, abbiamo lasciato uscire i cani. E i bambini? Sono loro il nostro futuro”.

Il discorso è simile per i bambini della primaria e gli adolescenti: “I più grandi in qualche modo si organizzano ma anche per loro si inceppa un momento importante della vita, si perdono le opportunità dell’età. E se penso a chi va alle elementari, davvero non posso credere che la didattica a distanza valga al pari dell’attivazione neuronale stimolata dall’interazione. Non ci sono alternative in questo senso. Il bambino va tenuto vivo e in funzione“.

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Commenti:

  1. Fino a quando questa situazione non migliorerà al mille per mille potete riaprite le scuole quanto volete ma io i miei figli non li manderei a scuola mai e poi mai. La loro e la nostra salute viene prima di tutto. I bambini così piccoli stanno benissimo anche in casa con i familiari: ad imparare, giocare, a vivere! Un bambino così piccolo si adatta ancora meglio di un adulto. Farei notare oltretutto che i bambini non tossiscono nel gomito,non si lavano le mani dopo essersi toccati il viso, non stanno attenti alle norme igieniche come dovrebbero e il personale scolastico non è mai abbastanza(una/due insegnanti per 26 bambini?!) e non riesce a starci dietro come si dovrebbe in questi casi di emergenza. Un’ idea totalmente incoscente e preoccupante quella di farli tornare a scuola. Stiamo parlando oltretutto di un lasso di tempo indefinito ma limitato, creato per la loro, nostra, sicurezza. Pensiamo bene ai danni che potrebbe fare in caso di bambini infetti a tutta la comunità.
    Mia figlia a casa sua sta benissimo:mangia, beve, dorme, legge, colora, ride, si gode il tempo con la famiglia, con la madre, con il padre, ogni tanto esce nello spazio esterno della nostra casa, non ha mai avuto cenni di sofferenza,anzi,è il ritratto della serenità. Facciamo delle videochiamate con gli amichetti per tenerci in contatto e le abbiamo spiegato del perché non si esce. Sembra averlo capito meglio lei che alcuni signori. Noi la proteggeremo con tutte le nostre forze finché saremo in vita. Anche da questo e da queste idee assurde.
    La scuola non è obbligatoria fino ai 5/6 anni, evidentemente per dei motivi, quindi un bimbo di tre anni può stare benissimo anche in casa sua.

  2. Buongiorno Dottor Novara, la ringrazio per le informazioni, che in effetti rappresentano il fondamento ed i valori dei servizi all’infanzia, ed il motivo per cui i servizi educativi e le educatrici lavorano ogni giorno.
    Rispetto alle conseguenze negative dello stare a casa, mi permetto di dissentire perché la mia generazione è sempre stata a casa con la famiglia senza subire traumi e conseguenze irreversibili.
    In condizioni normali concordo con lei sul valore di frequentare i servizi per le opportunità di apprendimento, sviluppo personale e di socializzazione; tuttavia questa è una condizione di emergenza sanitaria non trascurabile, che fa passare in secondo piano, tutto il resto.
    Credo sia un valore il confronto con le istituzioni, come chiede Lei, ma contemporaneamente anche con i virologi, le famiglie, i medici- infermieri che subiscono le conseguenze della pandemia ogni giorno.
    Una task force multidisciplinare da cui fare scaturire una decisione finale.
    Sarebbe interessante ed utile sapere come hanno gestito in Cina e negli altri Paesi, il rientro a scuola dei bambini 0-6; purtroppo non trovo riferimenti.
    Grazie e buona giornata
    Elisa

  3. Chiedo scusa, faccio una precisazione importante, la chiusura delle scuole sicuramente impatta in modo grave quelli che si trovano già in situazione di povertà educativa e chi subisce violenze domestiche certamente, i Bes; purtroppo anche in questo casonon son riuscita a trovare una soluzione applicabile ed efficace
    Grazie

  4. Sono un’edicatrice nido di Milano, la città dove i contagi (in controtendenza), anziché diminuire, sono aumentati. La città è Regione che ha avuto il maggior numero di morti e dove gli errori, costati la vita a centinaia di medici, operatori sanitari, anziani e cittadini, sono argomento di discussione giornaliero. È impensabile per noi poter pensare ad una riapertura dei nidi e delle strutture educative in queste condizioni. Ancora oggi, non vengono fatti i tamponi nemmeno a chi ha avuto stretto contatto con persone ricoverate, nemmeno a chi ha subito la perdita di una persona cara con cui viveva (e non parlo per sentito dire, ma per una esperienza diretta vissuta da cari amici di famiglia) e poi ha presentato a sua volta sintomi sospetti. Niente test sierologici (la Regione dice di aspettare e poi verranno scelte “alcune categorie” e stiamo ancora lottando per avere le protezioni minime di guanti e mascherine che si trovano a fatica. Vi pare che in queste condizioni potremmo riaprire le strutture educative? Assolutamente no! Sarebbe criminale. Noi amiamo il nostro lavoro ed il contatto coi bambini ci manca tantissimo, ma finché non avremo la certezza di poter tornare in massima sicurezza (riteniamo che anche la nostra categoria debba avere il patentino di immunità) non lo faremo (e su questo posso assicurare che tutte le educatrici di Milano, funzionari e personale amministrativo ed ausiliario sono d’accordo). Non lo faremo per la nostra sicurezza, per quella dei bambini, per le nostre e loro famiglie ; non lo faremo per un senso di responsabilità civile, perché quelle vite strappate con dolore ai propri cari, hanno insegnato una cosa molto importante: a non essere incoscienti.

  5. “Il bisogno motorio, specie dai tre anni, è la base degli apprendimenti: avere un inceppamento di questo tipo significa, specie se la cosa si protrarrà per altri mesi, non proseguire nella crescita.” Penso sia vero. Ma se lo è perché non esiste la motoria a scuola nella fascia da lei indicata? Perché sono costretto a fare progetti mal pagati per alimentare il mio sogno di insegnare la motoria nelle materne?

  6. Perfettamente d’accordo col pedagogista.Non e’paragonabile la didattica on line con la didattica in classe dove gli scolari interargiscono fra di loro e con l’insegnante.Apriamo e mandiamo I genitori a lavorare e I bambini,sostituiamo i genitori con baby sitter? Parole,parole pensiamo invece che occorre ricostruire un sociale,predisponiamo gli strumenti atti a proteggere I bambini e riapriamo le scuole.Bene gli specialisti della salute ma diamo voce agli specialisti dei compprtamenti e della psiche dei bambini.

  7. Finalmente sento qualcuno che affronta il problema Covid dal punto di vista dei bambini; sono convinta che le conseguenze delle strategie di totale chiusura messe in atto, saranno, per i bambini, che sono il nostro futuro, molto più dannose che il covid stesso. Ma questo purtroppo non ha impatto immediato sull’economia e quindi a chi importa? I bambini depressi o felici che siano, non alzano il Pil… fate qualcosa, vi prego….

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