“Non posso fare la spesa ma di quarantene peggiori di queste ne ho attraversate tante”

“Mi chiedo come io faccia a resistere, me lo chiedo soprattutto quando le amiche si lamentano della mancanza di libertà. Forse sono semplicemente molto allenata”. Cristiana Gasparini è la mamma di un ragazzino che frequenta la quinta elementare a Ravenna, Nicolò, nato con la trisomia 18. Nel 2017 avevamo raccontato la loro incredibile storia e oggi, a distanza di tre anni e in epoca di quarantena, ci siamo chiesti come mamma e figli stiano vivendo questa nuova situazione.

Ce lo siamo chiesti soprattutto dopo che Cristiana ha scritto al sindaco di Ravenna Michele De Pascale per sapere come poter fare la spesa, vivendo sola con Nico: “In questi anni siamo stati sempre io e lui, lui e io. La settimana scorsa ho provato ad andare al supermercato, con l’idea di lasciare mio figlio solo in macchina con la cagnolina ad aspettarmi, visto che si può entrare solo uno per famiglia. Ho aspetto in fila con il carrello un’ora e mezza, nell’attesa ogni tanto andavo a controllare che Nico stesse bene e mi vedesse dal finestrino. Quando sono entrata, ho fatto più in fretta che ho potuto per evitare che si agitasse. Ecco, una cosa del genere si può fare una volta ma non può diventare la prassi. Così ho chiesto al Comune come poter fare per avere la spesa a casa e sono stata subito ricontattata: credo che usufruiremo del servizio solo per i beni generici. Nico è allergico al glutine e intollerante al lattosio, ha bisogno di prodotti specifici che a turno mi vanno ad acquistare i vicini. Per fortuna le videochiamate dagli scaffali aiutano”.

Per il resto, Cristiana dopo la prima settimana di isolamento domiciliare si è abituata ai nuovi ritmi: “Io e Nico siamo più che abituati alla quarantena. In questi anni, tra interventi, periodi di riabilitazione e convalescenza e malattie varie, ci è capitato spesso di restare confinati a casa per lunghi periodi, Basti pensare che l’estate scorsa mio figlio è stato operato a un piede: siamo rimasti in casa tutto il mese di agosto e poi ricoverati tutto settembre a Torre Pedrera per la riabilitazione. Ci è voluto un altro mese per riprendermi, quando sono uscita da quella stanza ero fisicamente e psicologicamente distrutta”.

Insomma, la nuova quotidianità è nulla in confronto: “La scuola, ovviamente, manca sia a me che a Nico. Con l’insegnante di sostegno abbiamo appuntamento due volte alla settimana in video-conferenza. Però il lavoro di potenziamento cognitivo e di relazione che svolge l’educatrice, che copre metà delle ore, per ora è perduto. Io provo a fare del mio meglio, sia facendo fare a mio figlio compiti ed esercizi, che stimolandolo a scrivere e contare. Facciamo anche qualche terapia, a casa: con la musica, che per Nico è fonte di grande entusiasmo ed energia ma anche con il laser a luce fredda, un dispositivo non medico acquistato negli Stati Uniti che da due anni a questa parte ha consentito a mio figlio di non ammalarsi e di migliorare circolazione e metabolismo. La faccio anche a me stessa, per alzare le difese immunitarie, anche perché sono l’unica ad occuparmi di lui e non posso permettermi di cedere”.

Tra una passeggiata col cane, la preparazione dei pasti e un film, alla fine la giornata passa: “Siamo sereni. In questi anni ci sono stati momenti ben peggiori, quando all’ansia della clausura si aggiungeva quella della malattia di Nico e dei tanti momenti brutti che abbiamo passato. Gabbie ben peggiori di questa”.

 

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