Daria, mamma astronoma: “Fin da piccola, la mia passione per le stelle”

“Qui è molto bella l’opportunità che danno ai genitori, per un anno e mezzo, di poter passare molto tempo con i propri bambini. Io e mio marito ci gestiamo nostro figlio a metà, non c’è differenza tra madri e padri”. La ravennate Daria Dall’Olio, classe 1981, astrofisica, è mamma di un bimbo di otto mesi e dal 2014 vive in Svezia, dove fa ricerca su Iras 18089-1732, una stella in formazione nella nostra galassia.

Laureata in Astronomia a Bologna, Daria fin da piccola ha avuto la passione per l’archeologia e per Indiana Jones, oltre che per la stelle: “C’è chi, nel tempo, mi ha fatto notare che sono due discipline molto più vicine di quel che sembra. Oggi mi occupo di come nascono le stelle bambine, di che cosa succede al loro interno quando si formano. In particolare, sto osservando il campo magnetico. Sono felice di essere qui, entro l’estate dovrò concludere il dottorato e poi decidere il da farsi. Anche mio marito è astronomo, al momento però ha lasciato la ricerca e sta lavorando come data scientist. Il futuro, per noi, è un’incognita”.

Prima di diventare mamma, Daria ha fatto anche diverse esperienze all’estero, in particolare in Cile, dove nel deserto di Atacama, a cinque mila metri di altezza, ha lavorato come astronomia on duty, facendo osservazioni per altri colleghi: “Un’esperienza lavorativa fuori dal comune, molto bella anche dal punto di vista panoramico, e che mi ha molto arricchita”. 

In Svezia, invece, ha trovato comfort impensabili: “Qui ci sono sedie e scrivanie ergonomiche, l’università ha parecchi fondi legati al benessere del personale, per evitare che sviluppi problemi alla schiena, alla cervicale, al tunnel carpale. Una volta all’anno, addirittura, arrivano degli esperti a dare consigli sulla postura. Ma i soldi ci sono anche per le strumentazioni e i viaggi all’estero, che sono senz’altro fondamentali per avviare collaborazioni e confronti con i colleghi all’estero. Questo, in Italia, purtroppo manca. Ecco perché, seguendo anche il percorso di mio marito, che è stato in diversi Paesi, ho capito che un’esperienza all’estero l’avrei dovuta mettere in conto”.

Quanto alle discriminazioni nei confronti delle donne, Daria ha incontrato durante il periodo di studi accademici alcune anomalie: “Ho trovato professori con spiccate caratteristiche misogene. All’inizio del dottorato, invece, ho visto il sessismo nella storia di alcune colleghe, in particolare di una alla quale, in Francia, durante un colloquio era stato chiesto se avesse intenzione di avere figli. Insomma, in Europa c’è ancora molto da fare”. 

 

 

 

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