Maternità e lavoro, in quattro anni raddoppiati i casi di dimissioni delle donne

Secondo una relazione dell’Ispettorato nel solo territorio bolognese si è passati dalle 700 dimissioni del 2015 al 1.300 nel 2018

Aumenta il numero delle donne che si dimette volontariamente dal posto di lavoro in provincia di Bologna. Lo certifica una relazione dell’Ispettorato del Lavoro secondo il quale si è passati dalle 700 dimissioni del 2015 al 1.300 nel 2018. Praticamente il doppio. Una situazione che conferma che «stiamo tornando indietro sul fronte dei diritti», come commenta Giuseppina Morolli di Uil Emilia Romagna.

E questo pur di fronte ad alcune novità a sostegno della maternità, come lo sconto sulla Tari in relazione al numero dei figli, la riduzione delle tasse scolastiche e il taglio delle rette dei nidi, tutte normative comunali per sostenere prima di tutto le madri lavoratrici. Eppure il trend lascia solo un’interpretazione: nei primi 10 mesi dell’anno a Bologna hanno dato le dimissioni 1.296 persone, con le donne a presentare un numero doppio rispetto agli uomini (872 contro 424). Il motivo principale che spinge un terzo delle donne a lasciare il lavoro è la difficoltà nel conciliare la cura del figlio con l’impegno a lavoro.

«La maternità continua a essere il principale motivo di abbandono del lavoro in Italia da parte delle donne» spiega Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati, «e questo accade nonostante le agevolazioni previste per le mamme che tornano al lavoro al termine della maternità. Non si può dimenticare, per fare solo un esempio, che il datore di lavoro non può in nessun caso licenziare una madre fino al compimento del primo anno di età del bambino.

Serve però un cambio di mentalità» aggiunge Adami «poiché le aziende devono essere in grado di sostenere in modo adeguato le lavoratrici madri. Questo sta già accadendo in alcune grandi realtà italiane e internazionali, le quali, per poter conservare i propri talenti anche di fronte alla maternità, stanno impostando delle nuove politiche interne per non lasciare da sole le madri al rientro in azienda, accompagnandole e sostenendole in questo passaggio delicato»

 

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