Vaccini, il 10 marzo scade la proroga per i bambini non in regola con l’obbligo

Ma dopo la presa di posizione di Matteo Salvini c’è incertezza. A Cesena riunione l’11 marzo con i dirigenti scolastici. L’assessore di Rimini: “Governo irresponsabile”

Scade domenica prossima, 10 marzo, l’ulteriore proroga all’applicazione dell’obbligo vaccinale per la frequenza scolastica dei bambini e ragazzi fino al 16esimo anno di età (proroga che era sta fissata dal Governo lo scorso autunno per permettere alle famiglie inadempienti di eseguire le vaccinazioni). E, mentre dal Governo in queste ore sembrano emergere contraddizioni interpretative sull’applicazione della legge, con il ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha chiesto un decreto d’urgenza alla collega delegata alla Sanità Giulia Grillo, le amministrazioni comunali sul territorio stanno decidendo come muoversi.

Cesena

“Abbiamo convocato per lunedì 11 marzo – spiegano il Sindaco Paolo Lucchi e l’Assessore alla Scuola Simona Benedetti – una riunione con i Dirigenti scolastici della città. L’incontro ha lo scopo di condividere le modalità di rispetto della normativa, che prevede la sospensione dalla frequenza scolastica dei bambini 0-6 anni non vaccinati e l’applicazione di sanzioni pecuniarie alle famiglie dei ragazzi inadempienti dai 6 ai 16 anni. Il Comune – ribadiscono Sindaco e Assessore – resta fermo nella posizione da sempre sostenuta di rispetto della legge”.

“Al momento – concludono Lucchi e Benedetti – nelle 7 scuole dell’infanzia e nei 9 nidi comunali i bambini che non risultano vaccinati sono 92 nelle prime e 38 nei secondi, mentre per 116 bambini nei nidi e 260 bambini alle materne le famiglie hanno presentato un’autocertificazione, e in queste ore stanno producendo i certificati di avvenute vaccinazioni. Il Comune è in attesa, su questi ultimi, di delucidazioni anche da parte della Pediatria di comunità dell’Ausl Romagna”.

Rimini

Questa la dichiarazione dell’assessore alla Scuola Mattia Morolli: “L’entrata a gamba tesa del Governo sul tema dei vaccini non aiuta certo chi deve organizzare le attività didattiche e i relativi servizi, contribuendo a generare nuova confusione e indeterminatezza. Il rischio che non possiamo permetterci è che un delicatissimo tema di salute pubblica venga utilizzato ai fini di mera propaganda politica. Il mio timore è condiviso con la maggioranza dei direttori didattici con cui mi sono immediatamente confrontato. Ripeto quanto già detto più volte, ovvero che, se è legittimo e doveroso tener conto delle esigenze di tutti, non ci si deve dimenticare che attenzioni prioritari vanno dati a quei bambini più deboli e con problemi di salute, che non potendosi difendere, non hanno scelta se non quella di sperare che chi invece può, si vaccini, tutelando così gli uni e gli altri”.

Con questo intento “abbiamo attuato da subito una intensa attività, sia culturale che amministrativa, di sostegno alle vaccinazioni e contrasto verso chi non ottempera alla legge vigente che, è bene ricordare, è ancora la Lorenzin. Una legge che pone degli obblighi, sul rispetto dei quali stiamo facendo controlli continui, grazie ai quali abbiamo evidenziato una ventina di casi, per i quali sono partite altrettante denunce che sono giacenti in tribunale. Grazie a questo siamo riusciti ad innalzare sensibilmente la percentuale di bimbi riminesi vaccinati, recuperando in buona parte il gap storico. Certo, rimane ancora molto da fare, per questo è importante continuare quanto già avviato per allinearci alla media regionale. La speranza è che si smetta di usare il tema dei vaccini come strumento politico e ci si ponga in ascolto dei dirigenti scolastici e delle amministrazioni, preoccupate unicamente di assicura ai propri cittadini, e per primo a quelli più deboli, il loro diritto allo studio”.

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