Laura Branca, dopo il blog il libro: “Quanti pregiudizi, ancora, nei confronti dei nidi”

Sono passati quasi cinquant’anni da quando nel quartiere Bololgnina, a Bologna, vide la luce il primo nido d’infanzia d’Italia. Siamo anche a poche settimane, se non in concomitanza, con le aperture delle iscrizioni ai servizi per l’infanzia 0-3 in molti Comuni. Quale momento migliore, per la giornalista Laura Branca, fondatrice del blog Bologna Nidi, per pubblicare un libro che aveva in testa da dieci anni, “Mamma portami al nido!” che presenterà mercoledì 20 marzo alle 20,30 Centro sociale della Pace (via del Pratello 53) a Bologna.

Mamma di due figlie di 12 e 9 anni, Laura è anagraficamente già lontana dai momenti della scelta e della frequentazione del nido. Ma è rimasta una ferma sostenitrice dell’importanza di portarci i bambini: “Sono cresciuta in Lombardia, dove il nido quando io ero piccola non esisteva. L’ho scoperto diventando mamma e per me è stata una rivelazione. Non avrei mai pensato a tutta quella qualità. Ancora oggi, per me, nido fa rima con socialità, crescita e anche con il fatto di riprendere a lavorare. Quando in alcune zone d’Italia i nidi chiudono, mi piacerebbe sentire le femministe alzare la voce, perché il nido è anche una delle soluzioni, per le donne, alla conciliazione famiglia-lavoro”.

Quello che permane nella cultura, secondo l’autrice, è però un forte pregiudizio nei confronti del nido: “Secondo uno studio condotto a Bologna, è emerso che i genitori lo apprezzano solo quando ci sono dentro e lo conoscono. Prima, le resistenze ci sono ancora. E sono legate, in parte, anche allo stereotipo della mamma cattiva che deve andare al lavoro e abbandona il suo bambino piccolo nelle mani di altri. Una retorica insopportabile. Senza contare che le teorie diffuse da pediatri e pedagogisti su prevenzione delle malattie, vantaggi in termini di socialità e migliori risultati scolastici futuri non attecchiscono, tra le famiglie”.

Laura Branca con una delle figlie

Chiaro che, secondo Laura, è necessario avere le antenne dritte: “Dico sempre sì al nido, a patto che sia un buon nido. Perché se lo è, supera in qualità il fatto che il bimbo stia sempre a casa con la mamma. Oggi fanno paura i casi di maltrattamenti e lo capisco. Dico, però, ai genitori, di stare attenti ad alcune cose: un buon nido è un nido aperto, con grandi finestre e che coinvolge i genitori. E dove le educatrici fanno la differenza, soprattutto se collaborano con i genitori. Sono anche convinta che prima i bambini si staccano dalle mamme, meglio è. Io mandami Cecilia, la mia prima figlia, a nove mesi, proprio in quella fase in cui c’è l’ansia dell’abbandono e dell’estraneo. Sarebbe stato molto meglio, col senno di poi, mandarla prima”.

Le telecamere oggi tanto invocate, invece, secondo Laura non risolverebbero nulla: “Questa necessità di avere le immagini, sinceramente, non la capisco. Anche quelle ingannano. Credo sia molto meglio stare all’erta e fare buone scelte”. Discorso che rende l’idea di come il tema nido si coniughi a molti altri macro-argomenti: l’economia, la politica, la pedagogia, il lavoro, i diritti delle donne. “Continuare a occuparmene – conclude Laura – mi piace proprio perché il nido riflette quello che è un Paese”.

 

 

 

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