Da Ravenna all’Inghilterra con la famiglia: “Cambiare a sessant’anni? Si può”

“Se ho cambiato vita con la mia famiglia a sessant’anni compiuti, significa che c’è speranza”. Dieci mesi fa Cristina Lelli, insieme al marito Claudio Romoli con il quale ha portato avanti l’attività per 22 anni, ha chiuso il negozio Reale Camiceria di piazza Kennedy a Ravenna. In agosto la coppia, insieme ai figli di dodici e sedici anni, era già a Wokingham, a sessanta chilometri da Londra, per stabilirsi con la casa e una nuova attività.

Una scelta maturata negli anni, tra la necessità di dare una svolta professionale e quella di offrire ai figli un’opportunità in più: “Era molto che pensavamo fosse arrivato il momento di fare qualcosa di diverso e cambiare aria – racconta Cristina -. Quando mettevamo sul piatto le destinazioni, l’Inghilterra era il Paese che prendeva sempre più punti. Fino a che, finalmente, ci siamo decisi. Ci allettava l’idea di rimanere nel settore abbigliamento, dove ho lavorato per 44 anni, ma con una formula diversa che andasse oltre l’omologazione: al momento, nel doppio garage di casa nostra, produciamo ricami e personalizziamo i prodotti, nel mio caso sciarpe e borse. Abbiamo da poco partecipato alla fiera di Ascot, dove il nostro lavoro è stato apprezzato”.

Nonostante la novità del marchio Reale Camiceria Italian Embroidery, Cristina e Claudio vogliono occuparsi anche di altro: “Sono alle spalle i tempi in cui avevamo il negozio e basta. Oggi, anche se non siamo più così giovani e può sembrare anomalo, vogliamo spaziare di più, onorando anche quel nomadismo che ha contraddistinto la nostra storia. Io e mio marito ci conoscemmo in Liguria, la sua terra, facendo poi la scelta di vivere a Ravenna, dove io sono nata”.

E visto che di viaggi si parla, la coppia ha iniziato a organizzare dei soggiorno studio per gli studenti, cuciti addosso alle esigenze di piccoli gruppi che arrivano in Inghilterra con un’insegnante: “Normalmente i ragazzi vengono mandati in college, noi invece li ospitiamo a casa nostra, organizzando tutte le attività che desiderano fare. Già alla fine di agosto ne abbiamo ospitati sette da Ravenna: la mattina facevano lezione con la loro insegnante, il pomeriggio veniva qui uno studente inglese a giocare e proporre attività. Li abbiamo accompagnati a Winsor, a Londra a vedere il musical ‘Matilda’. Abbiamo cucinato, preso treni. E loro hanno dovuto arrangiarsi a comprare biglietti, a ordinare da bere e da mangiare nei bar. Un’esperienza che hanno apprezzato molto e per la quale abbiamo già altre richieste. Non si impara l’inglese in una settimana, questo è ovvio. Ma si rompe di certo il ghiaccio nei confronti della lingua”. E per restare in tema, la coppia ha da poco acquistato un piccolo appartamento a Reading, non lontano da Londra, con l’idea di affittarlo ai visitatori, costruendo sempre proposte di soggiorno cucite addosso alle esigenze di ognuno.

Sull’importanza della “personalizzazione”, Cristina e Claudio vivendo da sei mesi in Inghilterra hanno fatto passi da gigante osservando il sistema scolastico: “Qui è davvero un altro mondo. Molte materie si studiano nei laboratori, non in teoria. E i talenti dei ragazzi, anche quelli coltivati fuori dalla scuola come lo sport e la musica, vengono valorizzati. Stessa cosa per le propensioni personali degli studenti: vengono promosse da subito. Vuoi studiare drama, come mia figlia? Ti faccio già vedere come funziona un teatro. C’è tanto da imparare da questo modello. Così come dall’organizzazione e dal rispetto delle regole: un giorno la preside della scuola dei ragazzi mi ha detto che c’era un’altra famiglia italiana, in zona. Dopo due ore eravamo già in contatto. Ma quando Monica, la signora che poi ho conosciuto, mi ha chiesto di seguirla in auto per andare a bere qualcosa in un posto, io l’ho persa di vista e ho accostato per richiamarla. Un uomo, dal marciapiede, mi ha inveito contro. Non esiste che si usi il cellulare in macchina”.

 

 

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