Bimbi di Chernobyl: “Rilanciamo l’accoglienza in Emilia-Romagna”

Ridare impulso ai progetti di accoglienza temporanea dei bambini provenienti dalle zone contaminate dopo il disastro nucleare di Chernobyl, e rafforzare quelli di assistenza sanitaria e riabilitazione che si realizzano in Bielorussia e Ucraina, aree ad alta radioattività da cui provengono quasi tutti i bimbi accolti in Emilia-Romagna.  

Questi i temi al centro dell’incontro che si è svolto in Regione, a Bologna, tra la vicepresidente con delega alla Cooperazione internazionale e all’immigrazione, Elisabetta Gualmini, e l’ambasciatore della Repubblica della Bielorussia, Aleksandr Guryanov, ospite in questi giorni dell’Emilia-Romagna. Una visita che segue a breve distanza la missione istituzionale della Regione nella Repubblica della Bielorussia, con l’obiettivo di toccare con mano i risultati raggiunti dai progetti umanitari di cooperazione decentrata internazionale. Oltre all’accoglienza dei minori, infatti, il programma prevede la realizzazione in Bielorussia di interventi di assistenzariabilitazione e cura di bambini affetti da disabilità e malattie oncologiche, e la formazione professionale degli operatori sanitari negli orfanotrofi, case famiglia, ospedali pediatrici.

In questi anni in Emilia-Romagna sono stati accolti oltre 12 mila bambini grazie al ‘Progetto regionale Chernobyl’: un programma avviato nel 1996 dalla Regione assieme alle associazioni firmatarie, che prevede soggiorni temporanei di bimbi sotto i 14 anni provenienti dalle zone contaminate e ancora soggetti al rischio di tumori, malattie genetiche, malformazioni. Durante i loro brevi soggiorni nelle famiglie emiliano-romagnole o in strutture collettive, i bambini vengono iscritti al Servizio sanitario regionale e sottoposti gratuitamente ad alcuni controlli sanitari di carattere preventivo (visite pediatriche e accertamenti diagnostici specialistici).

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