Morto in mare a sedici anni. Mamma Marina: “Mi attacco al mio bimbo di sette mesi”

Maurizio Zanzani

Sono passati due anni dalla scomparsa di Maurizio Zanzani, il 16enne di Rimini morto dopo un’immersione al largo di Pesaro dal quale non è più risalito. Era su un motoscafo insieme alla famiglia, quel giorno, per una domenica di spensieratezza. Il giorno dopo, all’obitorio, il padre Rina ha chiesto alla moglie Marina Marcato un altro figlio: “Mi sono sentita morire davanti a quella richiesta – ci racconta oggi Marina -. Io ero solo la mamma di Maurizio, basta. Ma il martedì gli ho detto sì, nonostante avessimo entrambi 54 anni. E ho pensato che se ce l’avessimo fatta, quel bambino si sarebbe chiamato Michael come il ragazzo di trent’anni arrivato dal suo gommone a tentare di salvare la vita di Maurizio: lui, esile e minuto, con le mani piccolissime, è stato per un’ora sul torace di mio figlio, enorme e con due spalle così, per praticargli il massaggio cardiaco”.

Oggi Brando Michael ha sette mesi e mezzo, è un “amore di bambino” ma non può lenire il dolore che mamma Marina tiene dentro: “Si va avanti ma non si vive. Senza Brando forse non ce l’avrei fatta. Ma la sofferenza è lo stesso enorme. Sono stati due anni di grandi rivoluzioni e cambiamenti: prima è partito Maurizio, poi ci siamo imbarcati nell’avventura della gravidanza, con tutte le paure del caso ma anche tante speranze. Ci sono giorni difficilissimi e altri meno ma la sensazione è quella di avere vissuto vite diverse in pochissimo tempo”.

Tra il lavoro, il neonato, la palestra e le uscite, Marina cerca di aggrapparsi alla normalità: “Ma c’è sempre un posto vuoto. E la sofferenza di non aver potuto fare niente per evitare la morte di Maurizio. L’ultimo elettrocardiogramma l’aveva fatto a 14 anni e non era emerso nulla. Dall’autopsia, invece, abbiamo saputo che mio figlio soffriva di una miocardite ipertrofica. Chi l’avrebbe mai detto: era sportivo, nuotava a livello agonistico, praticava krav maga. A undici anni era già un uomo, era cresciuto in frettissima. Adesso mi tornano alla mente le pedalate dal mare a casa, dopo le quali a volte mi diceva di avere mal di stomaco: davamo la colpa al gelato, al fatto che avesse sudato e preso freddo. E quelle volte in cui gli chiedevo di darmi una mano con le faccende domestiche e dopo pochi minuti era già stanco”.

Anche se ci fossero state responsabilità mediche, Marina non avrebbe denunciato: “Maurizio non torna comunque indietro. Mi interessa di più che si sensibilizzi sulle malattie cardiache, che ogni scuola e ogni palestra siano dotate di defibrillatori. E che i genitori siano più attenti alle prime avvisaglie o ripetano gli elettrocardiogrammi ogni anno e mezzo”.

A volte Marina pensa al giorno in cui dovrà raccontare a Brando di suo fratello: “Credo basteranno poche parole. Brando conosce già Maurizio, lo cerca nella foto che abbiamo sul mobile, quando mangia la pappa. Ed è identico a lui”.

Qui la pagina Facebook dell’associazione Maurizio Zanzani

 

 

 

In questo articolo ci sono 0 commenti

Commenta

g