“Cesena in Blu”, la subacquea per l’autostima e l’inclusione dei disabili

C’è una bambina ipovedente che non solo ha ottenuto il brevetto da subacquea ma l’ha fatto prendere al padre, alla madre e ai due fratelli. C’è anche una signora con i quattro arti amputati che in piscina e in mare toglie le protesi ma si sente libera. Sono solo alcune delle storie di “Cesena in Blu onlus”, l’associazione nata nel 2009 da una costola dell’Aps “Cesena Blu”.

Lo scopo è quello di utilizzare la subacquea come strumento di autonomia, autostima, integrazione e inclusione delle persone con disabilità motorie o sensoriali: “Il campus universitario di Cesena – spiega la presidente della onlus Marta Milandri – anni fa ha documentato questi effetti, così come il Centro di ipovisione dell’ospedale Bufalini ha validato il nostro lavoro. Abbiamo all’attivo anche collaborazioni con l’Inail e il Comitato italiano paralimpico che ci spingono a proseguire su questa strada”.

Sono circa una decina le persone con disabilità che ogni anno iniziano i corsi di subacquea con gli istruttori e gli accompagnatori: “Sono corsi molto seri, fatti di una parte pratica che organizziamo alla piscina del Seven Sporting Club di Savignano, e di una parte teorica. Per l’ottenimento del brevetto ci spostiamo, in genere, alle Tremiti. Siamo abituati a viaggiare, non a caso abbiamo da poco acquistato un pulmino per il trasporto”.

Per finanziare attività e acquisti, però, c’è sempre bisogno di fondi: “Non è facile farsi conoscere, anche se devo ammettere che quando vengono a sapere quel che facciamo, le persone si entusiasmano e ci supportano”. A questo scopo, venerdì 20 luglio è stata organizzata una iniziativa che si terrà in un’abitazione privata di Alfonsine (Casa Spadoni, via Stroppata 38). A dare una mano nella parte organizzativa, la onlus “Il mare di Filippo”. Si potrà contribuire consumando cibo e bevande. In programma anche musica, gara di torte e animazione per bambini (per partecipare basta prenotarsi al numero di Rino Magno 345/4054839).

“Quasi tutti coloro che prendono il brevetto – conclude la presidente – poi continuano a venire in piscina, restituendoci il senso del lavoro che abbiamo fatto”.

 

 

 

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