Al Sant’Orsola uno spazio per cantare ai neonati dopo le dimissioni

Mamme In-Canto

“Un giorno ho incontrato un papà che aveva perso la moglie durante il parto. Non sapeva bene come fare, con la sua bimba ricoverata in Neonatologia. Allora ci siamo messi a cantare per un’ora e mezza, insieme. La piccola si è rasserenata, ha accennato un sorriso, si è addormentata. Lui mi ha ringraziato, alla fine. E io ho pensato che avevo fatto la cosa giusta”. Marina Falzone è la musicoterapeuta che segue l’attività Tamino dell’associazione Mozart14 (ne avevamo parlato qui) nella Neonatologia del Sant’Orsola di Bologna. Dal primo giugno, questa la novità, al primo piano del padiglione 7 ogni lunedì mattina viene messo a disposizione dei genitori, dopo le dimissioni dei piccoli, lo spazio “Mamme In-Canto” dove ci si incontra, ci si scambiano consigli, esperienze e preoccupazioni ma soprattutto si canta ai neonati.

“Lì stiamo proseguendo il lavoro che già portiamo avanti nel reparto di Neonatologia – spiega Falzone – invitando le mamme a usare la voce nella relazione con il neonato. In situazioni di stress e tensione, infatti, spesso ci si dimentica di avere a disposizione la propria voce e di poterla usare per stimolare il contatto con il proprio bimbo anche quando non lo si può prendere in braccio, anche quando c’è una incubatrice a fare da barriera“. Per il bambino, infatti, la voce della mamma agisce da stimolo per sentirsi accolto, è un suono che lo guida nel sentirsi bene anche se fuori dal grembo materno.

All’interno del canto, poi, ci sono elementi come il ritmo e la melodia che attivano diverse capacità del neonato, sia a livello motorio che cognitivo: “Ecco perché abbiamo pensato di seguire le mamme anche quando tornano a casa con i loro bimbi. Nel nostro spazio approfondiamo il repertorio del canto, ascoltiamo le vocalizzazioni dei bimbi, entriamo in sintonia con le loro risposte modulando, per esempio, i tempi. Giochi vocali che non fanno altro che favorire e facilitare la relazione”. Un lavoro che viene prevalentemente a terra – ma anche usando sedie e divani per allattare – e al quale, nei primi sei incontri, si è visto anche qualche papà: “Lo spazio è aperto anche a loro. Finora non abbiamo notato resistenze nel mettersi a cantare. Si tratta solo di capire la validità del metodo ma poi anche gli uomini si lasciano andare”.

Anche tra i medici e i professionisti sanitari il valore della musicoterapia e del canto è sempre più apprezzato: “Parlando con un linguaggio medico-scientifico riusciamo ad arrivare senza ostacoli anche a dottori e infermieri. Lo scambio è sempre più proficuo. Sono loro, spesso, a segnalarci le mamme che potrebbero avere bisogno di noi”.

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