Bologna, ore di attesa e 3 ospedali per 4 punti a un bambino

Quanto può essere difficile curarsi nella sanità “razionalizzata” e “riorganizzata” del secondo millennio? Quanto può risultare arduo azzeccare l’ospedale giusto, il reparto giusto, il medico giusto? Quanto ormai questo settore fondamentale può essere burocratizzato e lontano dai bisogni immediati dei cittadini? E quanto può esserlo anche in una regione all’avanguardia come l’Emilia-Romagna? Domande che, probabilmente, qualcuno dovrà porsi anche alla luce di un episodio che conferma che per poter fruire correttamente di questo servizio pubblico non basta una diligenza ordinaria ma occorrano quasi competenze da amministratori, una conoscenza da specialisti del settore. Tutte qualità che nell’immediatezza di un pericolo per la salute e la vita dei propri cari, evidentemente, possono venire meno un po’ a tutti.

La vicenda riguarda un bambino di 5 anni che sabato scorso si è ferito profondamente ad una mano con un bicchiere rotto, durante un banchetto di nozze a Bologna ed ha dovuto attendere quattro ore e un lungo rimpallo fra ospedali per essere medicato con quattro punti di sutura. Il padre ha denunciato il fatto al Resto del Carlino mentre l’Ausl ha replicato che non si è verificata alcuna “disorganizzazione” come lamentato dal genitore ma semplicemente tutto si è svolto nell’ottica della “giusta suddivisione dei compiti”.

Ciò che ha dato origine alla lunga trafila, dice l’Ausl, è stato “un errore iniziale del genitore, comprensibile provenendo da fuori provincia” (la famiglia infatti è friulana). Per curare il figlio, l’uomo infatti non si è rivolto al 118 ma lo ha portato all’ospedale più vicino, il Bellaria. Un gesto che probabilmente molti avrebbero fatto in una città non propria. D’altronde la ferita doveva essere medicata ma era di lieve entità e il piccolo non pareva proprio in pericolo di vita. E invece ha sbagliato: “Spostandosi autonomamente – chiarisce l’Ausl – è entrato in un ospedale senza il Pronto soccorso – il Bellaria – e successivamente in un policlinico – il Sant’Orsola – nei cui Pronto soccorso non è prevista la presenza degli ortopedici la sera”. Avesse chiamato il 118, “il bambino sarebbe stato portato direttamente all’ospedale Maggiore, l’unico Pronto soccorso che vede la presenza, la sera, non solo dei pediatri, ma anche degli ortopedici”.

Invece, dopo essere stata rifiutata dal Bellaria, la famiglia è arrivata al Sant’Orsola alle 20,30 dove il pediatra ha visitato il piccolo e ha consigliato un approfondimento di natura ortopedica per possibile lesione dei tendini. Ma, appunto, l’ortopedia al Sant’Orsola, non è attiva. Il trasferimento al Maggiore, terzo ospedale, avviene a rilento perché, spiega l’uomo al Resto del Carlino, “non si trovava un’ambulanza con un seggiolino per il bambino”. Alle 23,16 il piccolo viene registrato al Maggiore tra i suoi pianti e le sue lamentele. Finalmente a mezzanotte e mezza, dopo la visita e quattro punti di sutura, il piccolo viene dimesso e l’Odissea termina. Il padre chiosa: “Ho trovato personale gentile, ma anche disorganizzazione”. Beh, colpa (comprensibile) tua, babbo. O, almeno così dice l’Ausl: la prossima volta che vai ad un matrimonio fuori regione, prima studia…

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