Angela: “Mia figlia è mascolina? Sempre accettata per quella che è”

“Un bellissimo trait-d’union tra il maschile e il femminile”. R. è stata definita così, quest’anno, dai professori delle medie. Una prova di accettazione che ha rincuorato ancora una volta la sua mamma adottiva, Angela Masotti, ravennate, che fin da quando suo figlia era piccola ha potuto registrare come i suoi gusti e le sue preferenze fossero “maschili”, almeno secondo il sentire comune. Undici anni, R. ha sempre preferito giocare con i bambini, socializzando poco con le coetanee. Ma è all’età di cinque anni che l’ha effettivamente palesato: “Stavamo comprando un paio di ciabatte – racconta Angela – e io, in modo del tutto spontaneo, gliele avrei prese con i fiorellini. Lei mi disse che le preferiva ‘da maschio’, poi accettò quelle che avevo proposto io. Ma concluse quella conversazione così: ‘Se rinasco, posso essere un bambino?’“.

Non è stato facile, all’inizio, accogliere R. nel suo essere del tutto fuori dagli stereotipi: “Insieme alla psicologa che la seguiva per via dell’adozione venne fuori l’ipotesi che mia figlia ce l’avesse con il mondo femminile per il fatto di essere stata delusa, nella sua vita, dalle donne. Mi misi in discussione anche io, visto che non aderisco al classico canone di femminilità. Mi venne persino suggerito di non farla dormire nella stessa stanza del fratello maggiore. Insomma, tante domande e tanta carne al fuoco ma nessuna risposta precisa”.

Nel frattempo R. è cresciuta preferendo i capelli corti, i jeans e le scarpe da ginnastica, comprando i vestiti da Zara Boys e rifiutando trecce e codini anche nel momento in cui ha iniziato a non andare più così spesso dal parrucchiere: “Nello sport, invece, ha amato fin da piccola il basket, che pratica tutt’ora. Al momento stiamo affrontando uno scoglio molto duro: a breve R. dovrà allenarsi e giocare con la squadra femminile, vista l’età. Per fortuna ha un allenatore molto illuminato che la conosce bene, che è sensibile e che le sta dando la possibilità di allenarsi due volte alla settimana con i ragazzi e una con le ragazze. Ma non è semplice: nello spogliatoio delle femmine non vuole cambiarsi, preferisce farlo nel corridoio. E non ha ancora legato con nessuna delle altre allieve”.

I compagni di scuola, invece, con cui parla soprattutto di calcio e partite, la amano molto: “Ma in questo suo essere così vicina ai ragazzini, alla fine si porta dietro anche le compagne. Ecco perché credo che i suo insegnanti mi abbiano detto quelle belle parole, poco tempo fa. Questo non significa che sia tutto una passeggiata: ci sono alcuni passaggi difficili da gestire, quando non sei come gli altri. Come quando al mare, lo scorso anno, si è trattato di scegliere la parte sopra del costume, per lei abituata a portare i pantaloncini da surf. Io e mio marito ci chiediamo sempre, prima di ogni passo, se stiamo forzando la sua natura. Ma non siamo mai stati veramente spaventati dal fatto che non aderisse a quello che ci si aspetta da una femmina. Io, da mamma, ho sofferto fino a quando ho capito che avrei dovuto assecondarla, lasciarla libera. Da quel momento, mi sono molto rasserenata. E lei con me”.

L’idea che sua figlia potesse sentirsi in un corpo sbagliato, ovviamente, ha diverse volte attraversato Angela: “Per un certo periodo i riferimenti al fatto che avrebbe voluto essere un maschio ci sono stati. Ma poi sono scemati. Come dice mio marito, nei panni in cui è, R. è in pace con se stessa. Ed è questo che più importa“.

 

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