Osteopatia nei primi mesi di vita: “Se solo i pediatri la riconoscessero”

L’osteopatia potrebbe essere presto inserita nelle professioni sanitarie, in Italia. E la percezione dei benefici che può avere sul neonato ma anche in gravidanza e nei primi anni di vita, pure. Almeno secondo Caterina Bucci, l’osteopata che domani sera al Ristorante La Corte di Ravenna (via Maggiore 64) terrà la serata gratuita dal titolo “Osteopatia in gravidanza, e neonatologia-pediatria” dedicata a genitori, neomamme e future mamme.
Dottoressa, perché l’osteopatia gode ancora di scarsa credibilità?
“Credo che il motivo non abbia solo a che fare con il riconoscimento formale da parte del Ministero ma anche con la scarsa conoscenza che alcuni professionisti, come i pediatri, ne hanno. Noi potremmo fare davvero tanta prevenzione, per esempio rispetto alle plagiocefalie del cranio che non portano, come alcuni medici pensano, solo a simmetrie estetiche ma a problemi più seri”.
C’è diffidenza anche tra i genitori?
“I genitori sono forse più avanti, del resto basta guardare ad altri Paesi d’Europa, come la Francia, per scoprire che l’osteopatia è all’interno delle neonatologie. La mia missione e il mio progetto professionale vanno proprio in quella direzione: sdoganare l’osteopatia e metterla a servizio dei bambini. Noto che quando tratto le donne in gravidanza, che si rivolgono a me per arrivare al parto con una migliore mobilità del bacino, quelle stesse donne poi mi portano i loro bambini entro i primi quindici giorni di vita. Sensibilizzare le mamme in anticipo, insomma, ha sicuramente un vantaggio”.
Per cosa tornano, poi, le mamme?
“Non solo per le plagiocefalie ma anche per le coliche, il reflusso gastro-esofageo, i disturbi del sonno, il piedino torto, il torcicollo posturale. E anche, quando i bimbi sono più grandi, per le disfunzioni cranio-mandibolari e le malocclusioni. Sarebbe infatti auspicabile, per chi fa il mio lavoro, non solo collaborare con i pediatri ma anche con i dentisti”.
Qual è il vantaggio di un trattamento precoce?
“Intervenire nel primo mese di vita dà prima di tutto un vantaggio pratico: è molto più semplice trattare un bimbo di tre settimane che quasi non si muove che uno di sei mesi che non sta fermo e che vuole stare seduto. Non solo: la precocità dell’intervento garantisce in genere un’efficacia più rapida. Vedo tante mamme tornare a sorridere dopo una o due sedute”.

Durante la serata saranno presenti la fotografa Elen Zammarchi (illustrazione ed esposizione di foto in gravidanza e new born), la psicomatista e psicologa Silvia 
Caldironi e l’ostetrica Federica Tamburini.  Per partecipare all’evento inviare una mail coi propri contatti a catebucci@gmail.com o inviare un messaggio WhatsApp al 333/3986529.

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