La giornalista che lega cibo e sentimenti: “Le famiglie? Come le polpette”

L’impepata di cozze è il piatto dell’amore felice, il riso basmati con verdure quello dell’equilibrio, i tortelloni alla ricotta si adattano ai periodi nei quali dobbiamo scegliere (con pancia, testa e cuore). Un po’ come fece Proust con le famose madeleines, la giornalista Elisabetta Boninsegna ha legato palato e sentimenti, scrivendo l’originale libro “Come ti cucino un’emozione. Un piatto per ogni sentimento” (Historica) che presenterà martedì 8 agosto alle 21 al Bar Le Pleadi di Marina Romea (viale Italia 126) nell’ambito della rassegna “Un mare di solidarietà” dedicata all’associazione Piccoli Grandi Cuori.

Quello di Boninsegna, che da figlia di padre bolognese e madre toscana (lei vive a Cesena) ha sempre respirato la passione per la cucina, è un vero esperimento, se non un gioco “senza valenza scientifica”. Che, al contempo, una visione che va oltre ce l’ha: “Io mi sono divertita a fare della psicologia con il cibo. Ma pensando anche ai disturbi alimentari, non è detto che portarlo su un altro livello, astraendolo, non possa avere dei risvolti interessanti. Chiaro, sarebbe un lavoro molto impegnativo, vista anche la soggettività alla quale tutto questo è soggetto. Ma mi piacerebbe approfondire”.

Per il momento, il senso del libro sta un po’ nel ritrovare il piacere di cucinare, un po’ nel divertirsi ad associare gli alimenti o i piatti a certe caratteristiche o certi stati d’animo: “Non sono certo una che passa le sue giornate tra i fornelli. Ma mi piace fare da me, emozionarmi a cucinare, non portare in tavola qualcosa di già pronto, solo da friggere o scaldare. Il piacere di affettare una cipolla, di fare un ragù o i tortellini a Natale ancora mi appartiene”.

Emotional cooking, si potrebbe definire, se non “soul food”, cibo dell’anima: “La mia pazza teoria è che ogni alimento abbia una identità sua. Il peperone? Come il melodramma all’italiana: dentro c’è tutto, dall’amore al tradimento. Se penso al cetriolo, invece, mi viene in mente l’aggettivo severo. Mentre il pomodoro è moderno, sportivo e smart, tipico dei piatti giovanili“.

Elisabetta Boninsegna

E da mamma di due figlie di nove e dodici anni, non poteva dimenticare la famiglia: “Credo che la polpetta sia la pietanza che più la rappresenta: perché mette insieme più cose, tiene uniti elementi diversi. E poi è presente in tutte le cucine del mondo, senza contare che può essere cucinata nei modi più svariati”. Le sue bambine, non a caso, spesso le richiedono le ‘sue’ polpette di tonno, zenzero, ricotta, parmigiano e sesamo: “Ma d’estate amano molto anche i pomodori freddi farciti con tonno, capperi e maionese, così come il pan molle, conosciuto anche come panzanella”.

Tra i piatti base di Elisabetta, invece, c’è senz’altro la ribollita, quella con il cavolo nero e i fagioli: “Come la faceva mia mamma, per me, non la faceva nessuno. Quando vivevo da sola a Bolzano, pur sperimentando la cucina locale e imparando a preparare i canederli, se avevo voglia di casa me la cucinavo anche io. Per risentire gli stessi odori e sapori”.

Qui i blog dell’autrice: Anima e Pasta e Pane, olio e fantasia

La serata sarà condotta da Livia Santini.
Interventi musicali a cura di Luca Felloni e Francesco Scardovi.

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