La mamma di Federica, uccisa col figlio dal marito: “Mi batto per leggi più severe”

Federica De Luca
Rita Lanzon, a destra, con il senatore Claudio Moscardelli e Anna Pulipito

Leggi più severe, senza sconti di pena. Le ha chieste il 4 maggio scorso, al Senato, Rita Lanzon, la mamma di Federica De Luca, che il 7 giugno dell’anno scorso è stata uccisa dal marito, Luigi Alfarano, nella casa in cui vivevano a Taranto. L’uomo – che nel 2014 aveva patteggiato un anno e otto mesi per stupro – ha poi ammazzato nella sua villa di Chiatona, a mezzora di macchina, il figlio di quasi quattro anni Andrea, per poi suicidarsi. Un caso agghiacciante di cui Emiliaromagnamamma si è occupata a pochi giorni dalla tragedia. A Roma, Rita è stata accompagnata da Anna Pulpito, presidente dell’Associazione volontari ospedalieri (Avo) di Taranto e la sua testimonianza è stata accompagnata da quelle di Vera Squatrito, la cui figlia Giordana è stata uccisa un anno e mezzo fa dall’ex fidanzato a Catania, e di Lidia Vivoli, scampata al tentativo di omicidio da parte del compagno, nel 2012.
Rita, l’assassino di Federica e Andrea non potrà ovviamente pagare per quello che ha commesso: che cosa la spinge a questa battaglia?
“Il dolore, la disperazione. Non sono l’unica a provarlo. Quello che è successo a me a Enzo, mio marito, è più grande di ogni cosa. Non si può pensare che uomini che commettono tali reati, dopo qualche anno, siano liberi. Spero che l’interrogazione parlamentare sottoscritta per primo dal senatore Claudio Moscardelli possa davvero avere un esito positivo in termini legislativi. Il 24 maggio è previsto un nuovo incontro alla Camera”.
Che cosa è successo in questo ultimo anno?
“Abbiamo continuato a combattere con alcuni atteggiamenti a dir poco disgustosi della famiglia del marito di mia figlia. Sua madre, Maria Letizia Zavatta, è arrivata a chiederci per telefono, tramite una parente, l’eredità di Federica. Siccome doveva procedere alla successione, ha voluto che mi venisse chiesto se mia figlia avesse proprietà o conti intestati. Cosa da rimanere senza parole e senza fiato. Non so come ho fatto a contare fino a quattro, a contenermi e a chiudere quella telefonata”.
Voi vi siete attivati per una qualche forma di risarcimento?
“Abbiamo chiesto l’indegnità a succedere per Luigi ma solo per una questione morale, visto che nessuno ci ridarrà mai indietro Federica e Andrea. Ma la famiglia di Luigi sta provando ancora a opporsi con una battaglia che trovo squallida. In fin dei conti, noi abbiamo sostenuto anche dei costi: doppio funerale, doppio posto al cimitero. E la mia ex consuocera non si è mai fatta viva direttamente. L’abbiamo incontrata nell’agosto dello scorso anno al cimitero, il giorno del compleanno di mio nipote, dove non ha nemmeno portato un saluto a mia figlia. L’ho dovuta invitare ad andarsene. Non solo: la casa dove Federica e Andrea abitavano con suo figlio, l’ha affittata a una parente e per noi non è stato possibile recuperare le cose di nostra figlia e nostro nipote. Abbiamo inoltrato una richiesta per riaverle ma le raccomandate non sono state ritirate, in un caso, né lette o prese in considerazione, in un altra occasione”.
Come si va avanti?
“Io ed Enzo siamo rimasti soli e cerchiamo ogni giorno di non pesare troppo l’uno sull’altra. Sono tornata al lavoro, in banca, anche se non è facile distrarsi. Abbiamo visto nostra figlia massacrata e nostro nipote ucciso: scene che abbiamo davanti agli occhi ogni istante e che ci impediscono di dormire la notte. Abbiamo anche scoperto che Andrea, probabilmente, ha visto uccidere la mamma: dalle testimonianze raccolte, abbiamo saputo che il padre si era fermato a un distributore di benzina per comprargli una macchinina, mentre lo portava a Chiatona. Lo hanno visto col pigiamino addosso, bianco in faccia e sconvolto mentre diceva no al giocattolo. Un pensiero che non ci dà pace”.

 

 

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