Omicidio-suicidio in auto: due donne uccise dai propri uomini

16 marzo 2017 0 commenti

ambulanza-118- foto VaniaUna nuova odiosa forma di omicidio-suicidio. Una modalità di violenza sulle donne che nelle ultime settimane ha registrato due casi. Il primo in Veneto, il secondo in Friuli. La modalità, appunto, la stessa: un’auto lanciata a folle velocità alla ricerca della morte. In apparenza si è trattato di due incidenti stradali ma gli inquirenti sono convinti che dietro entrambe le vicende vi sia ben altro: la follia di un uomo nei confronti della propria donna.

Qualche giorno fa a Gambellara, in provincia di Vicenza, il primo caso: un’auto che cambia corsia all’improvviso e va a schiantarsi a tutta velocità contro un camion. A bordo Antonio Facchin e Vanna Meggiolaro, 54 e 50 anni, una figlia e un’imminente udienza di separazione dopo 25 anni di matrimonio. Lui non si rassegnava e ha commesso il tragico gesto usando come ‘arma’ l’acceleratore della propria auto. A conferma di ciò l’ultima telefonata della donna: “Mi ammazza – diceva – vuole che ci ammazziamo”.

Lunedì scorso, poi, a Pordenone c’è stata un’identica tragedia. Dopo una serie di sorpassi azzardati, un furgone è andato a sfracellarsi contro un Tir sulla bretella per Sequals, un tratto di strada particolarmente pericoloso e noto per il gran numero di incidenti stradali. Sull’asfalto nessun segno di frenata. Anche in questo caso non c’è stato scampo per gli occupanti: Cristiano Dipaolantonio, 45 anni, e la sua compagna Jamir Temjenlenmla, 37 anni, indiana naturalizzata italiana. A perdere la vita è stato anche l’autotrasportatore, Florindo Carrer, 52 anni.

La coppia, che aveva due bambine di 8 e di 14 anni, non andava d’accordo da un po’ di tempo. Lui, spiegano i media locali, la minacciava e la sera precedente dello schianto c’era già stato un incidente, forse un primo tentativo di omicidio-suicidio. L’auto era uscita di strada: l’uomo alla guida se l’era cavata mentre la compagna era stata ricoverata in osservazione per un trauma cranico. E’ bastata una notte e Dipaolantonio, secondo le ipotesi formulate dalla Procura che ha aperto un’ inchiesta per omicidio volontario, ci ha riprovato: ha prelevato la sua donna dall’ospedale e l’ha fatta finita. Adesso in molti si chiedono perché la donna, che recentemente si era rivolta ad un centro antiviolenza, ha accettato il passaggio da quell’uomo che era stato da poco ricoverato per un trattamento sanitario obbligatorio impostogli dai servizi sociali.

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