“Dolce attesa? Per me è stata una guerra”: dopo la depressione, le mamme si raccontano

neonatoC’è Anna, che ha sofferto di attacchi di panico in gravidanza. C’è Aurora, che viveva nel terrore di dimenticare suo figlio in carrozzina. C’è Elisabetta, costretta dalla psicanalista a trasferirsi dai genitori, durante la gestazione, per non farsi vedere in preda all’ansia e al dolore dal marito e dal figlio. E poi Margherita, che tante volte ha pensato al suicidio.

Sono loro e molte altre le protagoniste di “Mamme sottosopra. Testimonianze di vittoria sulla depressione in gravidanza e nel post partum” (edizioni dell’asino), un libro di racconti taglienti e veri sulle donne e delle donne (i contributi sono scritti in prima persona) provenienti un po’ da tutta Italia che hanno raccontato come, per loro, l’attesa e il puerperio non abbiano fatto rima con felicità. Al contrario, con le peggiori sensazioni e i più intollerabili stati d’animo, che mai avrebbero pensato di provare mentre aspettavano o accudivano i loro bambini.

8bdf32_658471fbf82b4b51a2caadd26317abe5-mv2Il progetto è stato voluto e curato dall’associazione Progetto Ilizia presieduta da Raffella Bisson, che ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza della depressione durante e dopo la gravidanza e che avevamo intervistato tempo fa sui gruppi di auto-mutuo-aiuto on-line dedicati proprio alle donne e mamme in difficoltà.

Le tredici toccanti ‘confessioni’ delle mamme sfatano un tabù duro a morire, quello della maternità come esperienza appagante e meravigliosa: “La chiamano dolce attesa. Per me è stata una guerra”, dice Adele. “Mi chiedevo: riuscirò ad amare questo bambino?”, le fa eco Anastasia.

E per allargare lo sguardo, il libro contiene anche il racconto di una nonna e di un papà. “È passato più di un anno ormai – racconta la prima – ma ancora oggi quando il mio cellulare squilla e sento il suono personale di Margherita, il mio cuore fa un balzo come allora, quando sentivo il peggio di lei. Ma non riesco a cambiarla quella suoneria, non voglio forse dimenticare quanto di brutto c’è stato negli anni scorsi. Margherita che piangendo mi pregava di raggiungerla perché stava troppo male. Margherita che nei periodi in cui dopo i ricoveri era tornata a casa, si angosciava per il solo fatto di fare la spesa o cucinare”. E poi Zeno, marito di Sofia: “Il fatto che lei assumesse psicofarmaci era per me un ulteriore fallimento come marito. Probabilmente non le avevo saputo dare il giusto sostegno e appoggio, tutti i miei sforzi erano stati vani”.

Quando rilegge quelle storie, Raffaella Bisson ha ancora il groppo alla gola: “Questa raccolta è stata pensata per colmare un vuoto, per abbattere un tabù, per superare l’ignoranza e i pregiudizi che, in Italia, ancora ruotano intorno al tema. Il libro è nato per dire ai familiari delle mamme in difficoltà che non sono soli, che dalla depressione poi si esce, con l’adeguato sostegno. E per ribadire ai medici, agli psicologi e agli psichiatri che non esiste solo la depressione nel post-partum ma anche quella in gravidanza“.

Il ricavato della vendita del libro (che si può ordinare in libreria o richiedere a raffaella.bisson@progettoilizia.it) servirà a sostenere le attività dell’associazione: “Le tante resistenze che esistono sul tema e la mancanza di risorse ci impediscono per ora di fare quello che vorremmo: conferenze in tutta Italia, magari con il sostegno delle mamme della nostra rete, che vorremmo diventassero punti di riferimento, sul territorio, per le donne che passano quello che loro hanno già, purtroppo, sperimentato“.

Perché il problema è più diffuso di quel che si pensa: “Ci contattano da tutte le regioni. Sono donne di tutte le età, dalle ventenni alle ultraquarantenni, non laureate o iperscolarizzate. La depressione esula dal contesto sociale e non guarda in faccia a nessuna“.

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