Il parto cesareo non indispensabile sarà reato

mamma che allatta neonatoSi tratta di uno dei tanti, troppi, primati negativi dell’Italia: con il 34,1 dei casi, è il primo Paese in Europa per parti cesarei. Al solito c’è una sproporzione fra le zone del Paese. In Campania sei gravidanze su dieci si concludono chirurgicamente, in Trentino Alto-Adige una su dieci. Malissimo anche Sicilia, Puglia e Lazio dove la cultura del parto naturale è soppiantata da quella del bisturi. Un’inchiesta del ministero della salute del 2013 aveva dimostrato che “l’alto numero dei tagli cesarei non era basato su criteri di appropriatezza e di effettiva necessità”. Si tratta di interventi inutili, insomma.

Ma adesso le cose potrebbero cambiare. Come ricorda il portale giuridico Studio Cataldi, in questi giorni è all’esame della commissione Affari sociali un disegno di legge presentato da Adriano Zaccagnini, deputato del Movimento 5 stelle e significativamente intitolato “Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico“. Il tema è molto sentito: in commissione vi sono altri sette progetti di legge analoghi mentre Vega Colonnese, altro deputato pentastellato, ipotizza il reato di truffa nei confronti dello Stato nei casi in cui una struttura ospedaliera o convenzionata pratichi un parto cesareo non necessario, guadagnando 2.457 euro invece dei 1.139 euro previsti per un parto naturale.

Nel documento di Zaccagnini si chiede che la donna non sia più “oggetto passivo di trattamenti, troppo frequentemente realizzati senza un reale coinvolgimento della donna stessa nei processi decisionali che riguardano il suo corpo”. Il cesareo viene definito “intervento chirurgico invasivo e pericoloso per la salute della donna e del neonato” e si chiede di effettuarlo “solo qualora ricorrano comprovati motivi di necessità clinica e previo espresso consenso informato, libero e consapevole della partoriente”. Se poi è la donna a chiederlo specificamente, la decisione dovrà essere presa “senza pregiudizi” in accordo con il personale che ha fornito le informazioni e le motivazioni indicate nella cartella clinica.

Nei casi di violazione della norma, il disegno di legge introduce il reato di violenza ostetrica, consistente nelle azioni od omissioni realizzate dal medico, dall’ostetrica o dal personale paramedico volte a espropriare la donna della sua autonomia e della sua dignità durante il parto e, in particolare, quella di “praticare il taglio cesareo in assenza di indicazioni mediche e senza il consenso espresso, libero, informato e consapevole della donna”.

I responsabili di atti di violenza ostetrica rischierebbero la reclusione da due a quattro anni, salvo che il fatto costituisca più grave reato.

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Commenti:

  1. La donna non è un contenitore … la scelta deve essere libera dopo informazione completa, non parziale come adesso…. se questi sono i danni da vaginale senza intermezzi, cosa succede secondo voi se a questo si aggiunge una forza innaturale premente, non valutabile, sulla pancia (Kristeller), una forza traente (la ventosa), insieme a ossitocina che aumenta la forza di contrazione dell’utero e una bella ampia episiotomia? Il pavimento pelvico ne esce distrutto con conseguente, presto o tardi, incontinenza urinaria, anale e prolassi vari … Questo articolo inglese cita la più recente letteratura scientifica riguardo i danni del parto vaginale sul pavimento pelvico di cui la donna ha diritto ad essere informata.
    https://www.newscientist.com/article/mg23130813-000-uk-doctors-may-starting-warning-women-of-childbirth-risks/

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