Faenza, gli studenti sospesi “lavoreranno” tra anziani e disabili

6 gennaio 2017 0 commenti

Simona Sangiorgi, assessore alla Scuola del Comune di Faenza, se ne è resa conto due anni fa, quando insegnava al professionale Stoppa di Lugo: “Quando gli studenti la combinavano grossa, non sapevamo mai se sospenderli o meno. Perché la sospensione in sé, se non è accompagnata da un’azione educativa, serve a ben poco”.

E così, sull’onda della sua esperienza, ha proposto all’Asp della Romagna Faentina e alle cooperative sociali Ceff, In Cammino e Zerocento un progetto alternativo, che è subito stato accolto. Si tratta, in sostanza, di proporre un piano B alle famiglie degli alunni sopra i 16 anni sospesi: un piano che consisterà per i prossimi quattro anni – fino all’anno scolastico 2019/2020 – in un’esperienza che gli studenti potranno svolgere in un centro anziani, per disabili, per la salute mentale, in base al tipo di problematica e alla disponibilità dei soggetti coinvolti.

bullismo, studentiTutte le scuole superiori del territorio hanno firmato l’accordo quadro e si convenzioneranno con uno o più attori del progetto (anche con tutti e quattro, volendo), mandando di volta in volta gli alunni sospesi: “Il tipo di ‘penalità’ non verrà decisa dall’oggi al domani. Gli studenti sospesi che aderiranno continueranno ad andare a scuola in attesa che si progetti l’intervento. Credo che essere affiancati da un tutor, mettersi a confronto con chi soffre o vive una fragilità, staccarsi dal branco della classe e mettersi alla prova siano elementi positivi, nell’ottica di portare i ragazzi, spesso bulli, a riflettere.

In un primo momento, Sangiorgi aveva guardato con interesse ad alcuni progetti attivi in altre zone d’Italia, come quelli nei quali gli studenti vengono “recuperati” attraverso un’esperienza negli orti sociali degli anziani: “Ma ho pensato che, trattandosi di situazioni delicate, è meglio che i ragazzi siano affiancati da un adulto di riferimento, che nel nostro caso troveranno di volta in volta nelle strutture e nei centri, anche fuori dalla città di Faenza, in base alla residenza dei ragazzi. Sarebbe stato interessante allargare il progetto anche ai minori di sedici anni ma la normativa è molto stringente, soprattutto riguardo la frequenza dei luoghi di lavoro”. 

 

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