Il linfoma e il sogno di maternità. Valentina Crociani: “Prendo esempio e grinta dalle donne di talento”

Valentina Crociani
Valentina Crociani

Quando a 24 anni ti dicono che hai un linfoma, può essere che la tua paura più grande non sia quella di morire ma quella, se sopravviverai, di restare sterile. Perché la diagnosi della malattia e l’ipotesi che potrai, un giorno, non riuscire a diventare mamma a causa delle terapie, ti vengono servite in contemporanea, sullo stesso piatto. È la storia della 32enne ravennate Valentina Crociani, impiegata per mestiere e giornalista pubblicista e blogger per passione.

Nel 2009, dopo tre mesi dalla laurea in Lingue, Valentina inizia ad accusare febbri, linfonodi ingrossati, perdita di peso e prurito. Di lì a poco le comunicano quello che uno non vorrebbe sentirsi dire mai: linfoma di Hodgkin. Per i medici ci sono i tempi tecnici, prima dell’inizio della chemioterapia (Valentina, poi, si sottoporrà a sei cicli), per conservare gli ovociti in vista di una futura gravidanza: “Avevo 24 anni, me lo hanno proposto per prassi e non ci ho pensato due volte. In quel momento non avevo una relazione stabile ma l’idea di diventare mamma, in me, c’è sempre stata. La botta, però, è stata forte: non tanto per le punture durante la stimolazione ovarica, nemmeno per l’intervento con il quale mi hanno prelevato gli ovociti. È stata forte perché dovevo iniziare la chemio, non sapevo nemmeno se sarei sopravvissuta ed ero lì, al Servizio di fisiopatologia della riproduzione umana di Lugo, in mezzo a donne che non riuscivano ad avere un figlio. E mi chiedevo, nel caso fossi guarita, se un uomo mi avrebbe mai accettata nonostante lo spettro della sterilità”.

A quei sette ovociti crioconservati, però, Valentina non ha più pensato. Non ci ha pensato durante le terapie, le visite, gli accertamenti, il follow-up, la “remissione completa” della malattia: “Dopo la chemio mi sono affidata a una ginecologa che mi ha tranquillizzata, invitandomi a provare ad avere un figlio, nel momento in cui lo avessi desiderato, per le vie naturali”. Nel frattempo Valentina si è messa a fare altro: un anno e mezzo fa ha conosciuto l’uomo che ha sposato lo scorso luglio, ha fondato insieme ad altre amiche il gruppo ravennate delle Girl Geek Dinners (le donne con la passione per la tecnologia) e ha ripreso in mano il suo blog dove raccoglie, tra le altre cose, una serie di interviste al femminile: “Mi piace, quando le incontro, raccontare storie di donne talentuose e ‘toste’, quelle che hanno qualcosa da dire e una traccia da lasciare, quelle a cui mi piace ispirarmi e dalle quali voglio trarre esempio”.

Un lavoro di valorizzazione delle donne che è legato strettamente all’esperienza della malattia: “Il linfoma mi ha insegnato che nulla ti è dovuto, che anche se hai superato un tumore le sconfitte le vivrai comunque. Mi ha insegnato che l’importante è adesso, che il tempo non ti viene ridato, che vale la pena viverlo a pieno, non importa dove arrivi. Dopo la malattia ho capito che bisogna prendere in mano le redini della propria vita e le donne che racconto mi restituiscono di volta in volta, seppur nelle loro differenze, questo. Se un giorno sarò mamma, soprattutto di figlie femmine, spero di trasmettere loro questo messaggio: che il tempo è un regalo, non va buttato, che una seconda opportunità a volte non c’è. E che bisogna usarlo per vivere, provare a realizzarsi e a essere felici“.

La paura di una recidiva, così facendo, si allontana sempre più: “Non ho mai parlato di battaglia contro la malattia, di vittoria. A me è andata bene, sono stata fortunata. Ho incontrato, in Oncoematologia a Ravenna, persone umane e preparate. Mi capita di andare ai mercatini organizzati dall’Associazione italiana contro le leucemie-linfoma e mieloma (Ail) per dare una mano e fare sensibilizzazione. Per il resto, il mio sguardo è in avanti”.

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Commenti:

  1. Io mi sono ammalata a 29 anni, prima di avere l esito della biopsia (linfoma di non hodgkin primitivo del mediastino) mi è stata proposta la raccolta degli ovuli vista il percorso che sicuramente avrei dovuto affrontare. Ma l aggressivitá molto elevata del mio linfoma non mi ha dato il tempo di farla, la mia ematologa (con molto tatto proprio….!) Mi ha detto “scelga o viva con possibili problemi di sterilità, o morta aspettano di fare la raccolta!” E così. .. ho iniziato subito il primo dei 12 cicli di chemio a cui mi sono sottoposta. Oggi a 2 anni dalla remissione ci penso e mi chiedo se riuscirò a dare un figlio al mio compagno (che nel frattempo se ne è fregato della malattia, dei kg di troppo e di tutti i problemi che queste malattie lasciano, e mi ha voluta lo stesso!) E se realizzeró mai il desiderio di diventare mamma…. ❤

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