La mamma che “canta” le emozioni dell’attesa: “Ai corsi pre-parto in ospedale nessuno ne parla”

sabrina giarratanaGli esami del sangue, le ecografie, l’alimentazione, il sonno del neonato. E alle emozioni delle future mamme, chi ci pensa? In pochi, secondo la scrittrice bolognese Sabrina Giarratana, autrice del libro “Canti dell’attesa” (Il Leone Verde) illustrato da Sonia Maria Luce Possentini. Sfogliarlo e leggerne le poesie è come entrare nella testa di una donna che aspetta un figlio e coglierne le emozioni contrastanti, le paure e le domande al pari dei sogni e dei desideri, ma anche lo stupore e la pazienza dell’attesa, il raccoglimento e la concentrazione, la potenza del travaglio e il mistero della nascita, fino all’incontro con il bambino.
Sabrina, da mamma di due figli ormai grandi, come ha saputo raccontare i turbamenti della gravidanza?
“Quando vivo un’esperienza che mi tocca nel profondo, in genere ammutolisco, non trovo subito le parole. Ho bisogno di tempo per metabolizzare quello che mi è successo. Così è stato per queste poesie: i miei figli hanno 19 e 15 anni, ma solo dopo molti anni dal loro arrivo sono riuscita a dare voce a questa esperienza”.
13872881_1853309824900985_8261949965143269327_nC’è un’esigenza, dietro questo lavoro?
“Sì, parlare di un tema poco trattato, quello delle emozioni contrastanti che provano le future mamme. Io stessa, alla prima gravidanza, ho notato subito come al corso di accompagnamento alla nascita, in ospedale, nessuno pensasse ad ascoltare le donne, a mettersi in connessione con loro per capirne dubbi e timori. Tutta l’attenzione era concentrata sugli esami medici e basta. Io ho sentito il bisogno di trovare una via alternativa, che mi assomigliasse di più, una via di ascolto di me stessa e del bambino che avevo nella pancia. E l’ho trovata grazie allo yoga in gravidanza e a una maestra eccezionale, Beatrice Benfenati, che è anche l’autrice della prefazione di questo libro. Con lei ho iniziato una pratica per prepararmi al meglio all’arrivo dei miei figli. E quella pratica da allora continua ad accompagnarmi ogni giorno”.
Non c’è secondo te una tendenza a rendere gravidanza e parto necessariamente naturali?
“ Purtroppo secondo me è il contrario: la tendenza è quella di trattare la gravidanza come una malattia e il vero problema è l’eccessiva medicalizzazione della gravidanza e del parto. Alle donne purtroppo non viene trasmessa abbastanza fiducia nelle proprie capacità di portare avanti una gravidanza e un parto in modo naturale, quando non ci sono problemi particolari. Ma le donne hanno sempre partorito, sanno come si fa, da che mondo è mondo. Devono solo riconnettersi con la loro sapienza antica, e ci riescono il più delle volte quando vengono accompagnate dalle persone giuste. Io ho avuto la fortuna di incontrare una bravissima ostetrica, Monica Padovani. E comunque io ho avuto entrambe le esperienze: quella ipermedicalizzata e quella naturale. La mia prima figlia, nonostante tutti i tentativi, era podalica. Ed è nata con il taglio cesareo. In vista della nascita del mio secondo figlio ho fatto di tutto per ricorrere al parto naturale. Era un mio desiderio, ho corso il rischio che non venisse ascoltato per il mio precedente cesareo, ma grazie all’accompagnamento di Monica ce l’ho fatta. Alle mamme si impongono troppo spesso strade unilaterali e non viene raccontato loro tutto”.
Per esempio?

Una delle immagini del libro "Canti dell'attesa"
Una delle immagini del libro “Canti dell’attesa”Per esempio?

“Per esempio che la maternità non porta solo gioia, che la vita non è edulcorata dopo l’arrivo di un figlio, che quando si va a trovare una neomamma a casa o in ospedale, non è detto che la si trovi piena di entusiasmo e senza problemi, che la depressione in gravidanza e nel post-parto esiste”.
Che ci faccia paura l’ambivalenza?
“Sì, ci spaventano le nostre sofferenze legate all’esperienza della maternità e ci sentiamo in colpa se le mostriamo. Facciamo fatica ad accettare l’idea che l’arrivo di un bambino oltre alla gioia possa portarci anche tristezza, abbiamo paura di perdere ciò che siamo state prima e di non essere all’altezza di questa esperienza. Quando incontro le mamme per parlare di questo libro, le poesie che più spesso mi chiedono di leggere sono il ‘Canto della paura’ e il ‘Canto delle domande’, proprio perché vanno a toccare argomenti di cui sentono il bisogno di parlare. Anche perché familiari e amici, spesso, non sono pronti a sostenere una neo-mamma”.

La prossima presentazione del libro è in programma domenica 25 settembre a Modena nell’ambito del festival “Passa la Parola”.

 

In questo articolo ci sono 0 commenti

Commenta

g