Al via le prove Invalsi. La rabbia di una mamma: “Sistema raccapricciante”

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Vietato copiare e chiedere spiegazioni, oggi e domani, alle prove Invalsi

L’anno scorso tutta la classe delle sue due figlie (gemelle), una quinta della primaria “Garibaldi” di Ravenna, ha boicottato le prove Invalsi che si ripetono in tutta Italia oggi e domani. Quest’anno, invece, Silvia Travaglini tirerà un sospiro di sollievo. Fittizio, in realtà. Perché da mamma dell’Associazione Genitori Arci e di due ragazzine che tra due anni i test Invalsi li ritroveranno all’esame di terza media, non è affatto ottimista.

Sono molte, troppe, le cose che le fanno storcere il naso. Prima di tutto l’oggetto e il metodo dei quiz: “Con le prove Invalsi si tenta di valutare oggettivamente ciò che oggettivo non è. E lo si fa distanziando i banchi, impedendo agli alunni di parlare e chiedere consigli agli insegnanti, con una serie di diktat che alla scuola primaria, soprattutto, non appartengono per niente. Si parla tanto di problem solving e creatività e poi si mette in atto un sistema raccapricciante manovrato dagli economisti, non certo dai pedagogisti. E che pensa di valutare la scuola con delle domande a risposta multipla, molto spesso ambigue. Un metodo di lavoro che dovrebbe essere residuale in una classe e che invece ci viene presentato come fondamentale e centrale”.

L’altro problema, secondo Travaglini, è che i genitori non sono adeguatamente informati: “Le prove Invalsi vengono annunciate come fossero la gita di fine anno, senza alcun approfondimento in merito. Se solo si informassero un po’ di più, le famiglie scoprirebbero l’assurdità dei quiz, che spesso spaventano i bambini, ben poco abituati a metodi simili. Ci hanno fatto credere che l’Invalsi serva a valutare la scuola, non i ragazzi. Ma poi ce lo ritroviamo nell’esame di terza media, a far media con le altre prove. Una media che verrà presentata alle superiori. Di che cosa stiamo veramente parlando?”. Per non parlare della materie: “Vengono contemplate solo italiano e matematica: il resto non conta?“.

Secondo Travaglini, visto che la prova dura 75 minuti, non sarebbe così difficile, per un genitore, evitare che il proprio figlio la affronti. Ma c’è tutto un sistema atto a perpetuare l’idea che l’Invalsi “s’ha da fare”. A partire dagli insegnanti che, salvo rare eccezioni, si immolano alla causa: “Chi sciopera si espone e rinuncia a due giorni di stipendio, viene messo in difficoltà dai colleghi e in cattiva luce dai dirigenti. Non è semplice dire no”.

Ultime ma non meno importanti, le “mancate” conseguenze dell’Invalsi: “Non mi pare che in tutti questi anni le scuole valutate peggio siano state potenziate o aiutate con qualche investimento di risorse. E allora?”.

Qui il video e il commento riguardante una puntata dei Simpson sui test standardizzati

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