Cesarei ed episiotomie: mamme in trincea contro la “violenza ostetrica”

partorireInduzioni del travaglio non necessarie. Cesarei forzati. Sofferenze neonatali. Epidurali negate. Episiotomie senza anestetico. Senza contare frasi come “non urli, disturba le altre mamme” o “andate all’estero a fare le porcate (la fecondazione assistita, ndr) e poi pretendete che noi vi risolviamo i problemi”. O come quella “sua figlia è nata morta? La voglio rivedere incinta tra due mesi” pronunciata da un ginecologo. Contro la negazione dei diritti durante la nascita, si è attivata nei giorni scorsi una protesta social che Elena Skoko, rappresentante per l’Italia della rete Human Rights in Childbirth insieme ad Alessandra Battisti, mai si sarebbe aspettata nella sua ampiezza, forza e rabbia.

A lunedì 4 aprile risale l’apertura della pagina Facebook “Basta tacere. Le madri hanno una voce”, che invita le mamme che hanno subito abusi, violenze, mancanze di rispetto in fase di travaglio e di parto a denunciarli postando una foto della propria testimonianza scritta con l’hashtag‪ #‎bastatacere‬. Racconti che si susseguono di continuo e a ogni ora del giorno e della notte, senza contare gli oltre 8mila “like” ottenuti in soli quattro giorni.

Elena Skoko (che ci aveva raccontato il suo parto tra canti e fiori di frangipane qui) è anche tra le autrici della proposta di legge depositata in Parlamento l’11 marzo scorso da parte dell’onorevole Adriano Zaccagnini “Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico”. Un testo nel quale per la prima volta di parla di reato di violenza ostetrica (come tra l’altro già avviene in alcune legislazioni sudamericane, come quella del Venezuela) ricordando i principi “che già sono previsti dalle leggi e che già dovrebbero essere rispettati dal personale medico e sanitario”.

“Sono felice perché stiamo dialogando con le istituzioni – continua Skoko – e perché da un attivismo partito dal basso, siamo ora in grado di metterci alla pari dei professionisti. La raccolta dei dati, però, non spetta a noi. Noi possiamo dare voce alle mamme, dare loro il modo di raccontare e denunciare. La produzione dei numeri, come tra l’altro l’Oms ha chiesto ai governi di fare, è più che mai necessaria perché, anche se in un primo momento il Ministero della Salute era perplesso e non credeva a ciò che stavamo dicendo, gli abusi durante l’assistenza al parto non riguardano solo i Paesi del Terzo Mondo”.

A Elena Skoko, nel leggere in questi giorni le centinaia di testimonianze che stanno arrivando, fischiano le orecchie: “Sono storie che mi immaginavo e aspettavo e che noi non stiamo commentando. Ogni volta che ne arriva una, è come se la lista degli abusi mano a mano si completasse. Compresa la detenzione forzata del bambino quando viene trattenuto nel nido e non consegnato alla madre o quando non viene mandato a casa pur in assenza di indicazioni mediche”.

Un’operazione immane e che riguarda tutta Italia – quella avviata da #bastatacere – che, quando un nuovo cartello viene postato, tocca Elena Skoko nel profondo:”Il fenomeno è diffusissimo, non abbiamo esagerato ad alzare la voce. Vogliamo solo che il sistema sanitario inizi ad occuparsi del tema”.

Le associazioni che fanno parte dell’azione collettiva di denuncia sono, oltre a Human Rights in Childbirth in Italy, La goccia magica, Nanay,  Centro Alma Mater, Cerchidarcobaleno, Rinascere al Naturale, Città delle Mamme Frascati, Comitato per la Buona Nascita, Forum PartoNaturale, Innecesareo Onlus, Ciao Lapo Onlus.

In questo articolo ci sono 2 commenti

Commenti:

  1. si parla di cesarei ma non si tocca il problema delle ventose e kristeller. Il Cesareo non è una malattia … Non si parla di danni al pavimento pelvico delle donne e delle incontinenze a vita e dei DPTS…. Non si parla della totale mancanza dei diritti delle donne in sala parto e dei consensi non richiesti per manovre dannose e delle informazioni parziali date per i consensi… e che dire poi delle documentazioni ….. il problema e che questa è la punta di un iceberg …. OMS non dice di ridurre il cesareo per forza …dati cedap emilia romagna: calo dei cesarei e aumento delle ventose e parti destruenti negli ultimi anni … per feto e mamme …. l’informazione deve essere a 360 ° e non solo per il parto cesareo …..
    anche la negazione di un cesareo a chi ne fa richiesta è una violenza .. la medaglia ha sempre due facce… è la più brutta è quella che si vuole tenere nascosta. https://www.newscientist.com/article/mg23130813-000-uk-doctors-may-starting-warning-women-of-childbirth-risks

    OMS… benessere materno fetale e non solo del feto …. ma forse la madre è solo contenitore … .. ma la lotta al cesareo rende ciechi e l’autodeterminazione per molte donne non esiste e viene negata …
    http://apps.who.int/iris/bitstream/10665/161442/14/WHO_RHR_15.02_ita.pdf

  2. questo passo di un importante lavoro del 1966 conosciuto da tutti i ginecologi che non considerano la donna come un mero contenitore senza diritti, descrive bene come si comporta l’ostetricia attuale quella ideologizzata anche in Italia e nel mondo occidentale. Invece di fare progressi l’ideologia della lotta contro il cesareo ci ha riportato a 50 anni indietro…. nel terzo mondo … complimenti….

    “In vaste aree del mondo, nel sud-est asiatico, in Birmania,in India, in zone del Centro America, del SudAmerica ed Africa, 50 milioni di donne quest’anno daranno alla luce i loro figlinel dolore, come negli antichi tempi biblici, esposte a gravi pericoli. In conseguenza di ciò oggi, come sempre nel passato, centinaia di migliaia di giovani madri, ogni anno, subiscono lesioni da parto; lesioni che le riducono allo stato del più miserabile tra gli ultimi esseri umani… …..Costantemente nel dolore,incontinenti alle urine ed alle feci… abbandonate dai propri mariti, escluse dalla società, senza possibilità di trovare un lavoro se non nei campi, esse vivono, esistono, senza amici e senza speranza.Dato che le loro lesioni sono pudende, interessano parti del corpo che devono essere nascoste alla vista e delle quali una donna non può parlare apertamente, esse sopportano le proprie menomazioni in silenziosa vergogna. Nessuna organizzazione umanitaria si occupadi loro. La loro miseria è assoluta, solitaria, completa.”
    RHJ Hamilin and ECatherine Nicholson 1966

Commenta

g