“L’idea che le nuove tecnologie abbiano migliorato la comunicazione è sbagliata: in molti casi hanno tolto autenticità ai rapporti”. Edi Cecchini è una formatrice scolastica di Pisa. Ha scritto vari libri tra cui “Pedagogia dei Genitori: la metodologia attraverso le esperienze (Edizioni ETS). Ed è, soprattutto, un’esperta di Pedagogia dei genitori, la metodologia che si basa sul racconto delle storie e dei percorsi educativi dei genitori per sancire l’alleanza scuola-famiglia. Perché se ci si conosce e ci si tolgono di dosso le maschere, le relazioni umane migliorano. Al contrario, i gruppi WhatsApp che mamme e papà utilizzano per gestire le informazioni inerenti la classe frequentata dai figli non fanno che peggiorare le cose (come denunciato, tra l’altro, da una maestra di Ravenna).
Perché, in buona sostanza?
“Perché le chiacchiere da cortile si amplificano, perché basta un pretesto per estrapolare una parola da una chat, trasformarla e usarla per andare contro a una persona. Gli insegnanti che incontriamo ci raccontano quotidianamente l’incubo di stare all’interno di una classe in cui ogni cosa che dicono può essere registrata con lo smartphone o comunque riportata a casa e modificata”.
Le è capitato di sperimentarlo?
“Sì, mi è successo di recente, in una classe dove stavo facendo un percorso di accompagnamento alla scelta della scuola superiore. Stavamo parlando delle decisioni importanti della vita, quando è venuto fuori il tema ‘scarpe’. Esponendomi un po’, ho raccontato che quando mio figlio era adolescente, io e il papà – fautori di uno stile di vita ecologico – lo mandavamo a scuola vestito in un modo che forse non gradiva e che, lo abbiamo scoperto più avanti, lo rendeva vittima del giudizio negativo dei compagni. Ho usato a un tratto la parola ‘violenza’ per indicare la presunta violenza psicologica che forse gli avevamo fatto subire, costringendolo a uniformarsi alle nostre convinzioni: alunni e insegnanti sono sobbalzati dalla sedia e dopo, ho avuto l’impressione che l’attenzione sia come scemata. Una volta fuori dalla classe, ho pensato a cosa avrebbero potuto dire quei ragazzi a casa, magari che sono una che maltratta i figli. E mi sono resa conto del problema delle parole riportate male”.
Come si fa, allora, a invertire la tendenza?
“Io credo sia arrivato il momento di resettare, di portare i genitori su un altro piano, mettendoli a scrivere, facendo loro capire che si può comunicare in un altro modo, che dietro ai problemucci gonfiati, esistono persone autentiche, con le loro storie. Una volta restaurata la fiducia e il rispetto, metà del lavoro è fatto. Dopo, si può solo migliorare”.
Che risultati sta dando la Pedagogia dei genitori?
“Senza nessuna presunzione, io e i miei colleghi formatori abbiamo assistito a dei veri e piccoli miracoli. In una scuola dove si era costituito un comitato genitori che voleva sporgere denuncia contro gli insegnanti, una prof di musica ha coinvolto le famiglie – attraverso i ragazzi – in un lavoro sulle emozioni suscitate da un brano. Quando abbiamo incontrato i genitori autori di quei racconti, il clima era decisamente cambiato. E il primo a riconoscerlo è stato un papà all’apparenza molto aggressivo, lo stesso che aveva dato vita alla protesta. Bene, la denuncia non ci è stata e tutto è tornato alla normalità. Idem in una classe delle elementari in cui siamo stati chiamati perché i rapporti erano arrivati a un punto di non ritorno, anche per le storie familiari molto travagliate degli alunni: abbiamo invitato i genitori a scrivere e narrare le loro vicende rispetto all’attesa e all’arrivo dei figli. Il risultato è stato sorprendente”.
Qual è il lato negativo della medaglia?
“La rinuncia alla riservatezza assoluta. Bisogna credere nel fatto che rivelare un po’ di se stessi serve, che esporsi ha un senso molto più grande. Spesso non ci si conosce, questo è il problema”.
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Commenti:
Posso dire di aver avuto il piacere di partecipare al metodo “pedagogia dei genitori” e con piacere mi sono trovato cuore a cuore con tutti i partecipanti.
Esporre i propri pezzetti di vita porta a farsi conoscere con sincerità e conoscere gli altri
con la delicatezza di ascolta con il cuore
Vito
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