Monica e il diabete che non la ferma: “Sfido il mare per battere l’ignoranza”

5567413Bracciata dopo bracciata, onda dopo onda, per abbattere ignoranza e pregiudizi. Monica Priore, da quando all’età di cinque anni le è stato diagnosticato il diabete mellito di tipo 1, ha sofferto fin troppo: rischiando più volte di morire per crisi glicemiche ma anche dovendo sopportare la sua diversità, l’esclusione, l’emarginazione in campo sportivo. Trentanove anni, originaria di Mesagne (Brindisi), venerdì 10 luglio a Marina di Ravenna ha sfidato il mare per la tappa romagnola del suo tour “Volando sulle onde della vita”, un viaggio per l’Italia a suon di traversate di almeno cinque chilometri. Con lei, in acqua, c’erano anche alcuni ragazzi delle scuole di nuoto di Ravenna. In fondo il suo messaggio è ai giovani: “Non arrendetevi, non è vero che chi soffre di diabete non può fare sport agonistico”. Per raccontare la sua vita, Monica ha pubblicato per Mondadori il libro “Il mio mare ha l’acqua dolce”: una storia di riscatto, rivincite, vittorie.
Monica, a quando fa risalire la sua rinascita?
“Alla medaglia della svolta, il bronzo che ottenni a 25 anni, quando per la società master della piscina in cui nuotavo partecipai ai campionati regionali grazie a un escamotage: non dissi al medico sportivo che sono diabetica e lui mi fece il certificato per l’attività agonistico. Sul podio, quella volta, ho davvero capito che avrei potuto vincere la mia battaglia”.
Quale, per la precisione?
“Riuscire a dimostrare che la mia malattia complica le cose ma non impedisce di nuotare e gareggiare. Così, dopo aver raccontato ai giornali della mia zona che nonostante il diabete ero arrivata terza, ho rincarato la dose: mi serviva un obiettivo importante e grazie a un amico istruttore di nuoto, che mi ha proposto di attraversare lo stretto di Messina, l’ho trovato”.
Che cosa ricorda dei tempi della diagnosi?
“Nulla, per fortuna. Tutto quello che so mi è stato raccontato. A cinque anni i miei genitori iniziarono a notare che bevevo molto, urinavo spesso e dimagrivo a vista d’occhio. Il pediatra, all’inizio, sospettò una cistite. Ebbe però lo scrupolo, negli esami del sangue, di inserire il valore della glicemia: così venne fuori tutto. Un colpo pesantissimo per la mia famiglia, come una tegola sulla testa”.
Oggi la tecnologia ha fatto passi da gigante. Quando era bambina come gestiva il diabete?
“Ricordo quando mi mettevo a correre intorno al tavolo pur di non farmi controllare la glicemia con il pungidito. Non esistevano micro-infusori, come quello che uso oggi quando nuoto. Senza contare il senso di diversità che provavo a scuola: alle elementari avevo una maestra illuminata che aveva impedito ai miei compagni di portarsi le brioche a merenda. Tutti dovevano mangiare pane e pomodoro. Ma quegli occhi puntati su di me mi facevano sentire in colpa”.

Monica Priore
Monica Priore

Come si è avvicinata al nuoto?
“Dopo l’ennesima sconfitta: a 12 anni ho iniziato a giocare a pallavolo ma a 16, quando la mia squadra è entrata nella federazione, mi è stato negato il certificato per fare agonismo. Una cosa che mi mandava letteralmente in bestia. Per ripiego mi sono iscritta in piscina: mi trovavo bene, mi piaceva ma per paura e ignoranza gli istruttori mi facevano stazionare nella corsia dei lenti oppure, se agli altri proponevano dieci vasche, a me ne facevano fare solo cinque. I miei genitori, dal canto loro, erano sempre di là dal vetro a controllare che non succedesse nulla”.
Che cosa l’ha spinta ad andare per la sua strada?
“La rabbia. Il diabete non va in vacanza, te lo tieni tutta la vita. Ma non è così invalidante come si crede. Tutte le mie traversate servono a lanciare questo messaggio”.

In questo articolo c'è 1 commento

Commenti:

  1. Brava Monica ! Brava davvero ..
    Io ho il diabete tipo 2 da 30 anni e ogni tanto rischio la pelle con qualche ipo.
    Comunque anche io faccio sport ( sci ; bici; corsa ) e fin’ora vivo benone !
    Basta – purtroppo – non dirlo …
    Ciao

Commenta

g