Famiglia e lavoro, che caos. La provocazione dello scrittore: “E se aprissimo i genitrofi?”

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Da sinistra, Davide Pavlidis e Danilo Masotti

Il lavoro e la famiglia, si sa, sono difficilmente conciliabili. Soprattutto se non si hanno eserciti di nonni in pensione a disposizione. Danilo Masotti, scrittore, blogger e consulente di comunicazione bolognese, da padre di due figli di otto e cinque anni lo sa bene. E nel libro “Ciccionazzi a Chichén Itzà”, scritto con Davide Pavlidis e pubblicato per Pendragon, ha lanciato una provocazione letteraria: istituire i “genitrofi”, servizi nei quali lasciare i bambini dalle quattro del lunedì mattina alle undici del venerdì sera, con la possibilità di non ritirarli nemmeno nel fine settimana, tutto ovviamente a pagamento.
Danilo, sulla sua pagina Facebook, qualche giorno fa, ha scritto di una raccolta firme in piazza Maggiore per fondare i genitrofi: qualcuno ha abboccato?
“Chi mi segue sa che mi piace lanciare idee estreme che, tra le pieghe, nascondono problemi ed esigenze. Chi resta interdetto dalle mie proposte è quel genere di persone che si prende un po’ troppo sul serio. So benissimo che il genitrofio è un progetto estremo, nel romanzo lo è apposta: sono estreme anche le suore che lo gestiscono, severe e spietate”.
Nel romanzo i due protagonisti vivono ritmi forsennati di lavoro, fanno riunioni su riunioni in una Milano veloce e nevrotica. I figli, alla fine, non sanno dove lasciarli. La sua esperienza di padre qual è?
“Per fortuna sono un libero professionista. Se avessi un contratto a tempo indeterminato e un orario di lavoro fisso, probabilmente mi avrebbero già licenziato. Spesso il mondo del lavoro non dialoga con le famiglie: un problema sul quale ho voluto scherzare, perché alla fine riguarda da vicino gran parte della generazione che ha più di trent’anni”.
CiccionazziLa sua provocazione va anche a indebolire la retorica dei figli come realizzazione di sé e fonte di felicità. I suoi figli quale passaggio hanno segnato nella sua vita?
“Il passaggio più traumatico è stato da zero a un figlio. Sono diventato padre per la prima volta a 39 anni: in teoria non mi erano rimaste in sospeso tante cose da fare. Nella pratica, ho imparato a ottimizzare il tempo e a selezionare le cose davvero importanti da fare. Un allenamento che mi torna utile nel quotidiano: ho tot ore a disposizione e in quelle devo fare tutto ciò che è fondamentale”.
Quali commenti ha ricevuto il progetto dei genitrofi?
“Per lo più positivi. Al di là dell’idea di abbandonare i figli ad altri per tutta la settimana, che è provocatoria, è reale e concreta l’esigenza dei genitori di oggi di avere a disposizione servizi con orari flessibili”.

Qui il blog di Danilo Masotti su Il fatto quotidiano

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