“Vendesi nido”: a Ravenna strutture private sull’orlo del baratro

asilo nido“Vendesi nido”. Un cartello sempre più frequente, almeno a Ravenna. Le strutture private, che già prima arrancavano, con la crisi e le famiglie che iscrivono sempre più di rado i figli, se la stanno passando davvero male. Ma la questione è più ampia: tasse, stipendi e poche agevolazioni da parte delle istituzioni hanno reso la matassa sempre più intricata. E il gioco, il più delle volte, non vale la candela.

Claudia Parini, che era titolare dei nidi Parini A e Parini B, un anno e mezzo fa insieme ad altre titolari di strutture private aveva dato vita a un coordinamento per esporre in sede istituzionale (Provincia in primis) le difficoltà del settore: “Chiedemmo in particolare aiuti per sostenere gli affitti. Io, nel nido che poi ho deciso di vendere, pagavo 3700 euro al mese. Sono cifre insostenibili, che vanno aggiunte alle spese per il personale, per gli adeguamenti normativi, per il coordinamento pedagogico, per i corsi di formazione. Le rette pagate delle famiglie, per quanto alte, non bastano a coprire tutte le voci”. E così il 30 giugno dello scorso anno uno dei due nidi è stato ceduto alla cooperativa “Il Cerchio”, che l’ha poi chiamato “Il treno dei bimbi”. Una scelta sofferta ma obbligata.

Giusi Albicini, titolare del nido “Il Paese delle Meraviglie”, insieme alle socie sta lavorando da mesi senza stipendio. Per gli adeguamenti strutturali richiesti dalle normative, ha dovuto chiedere un mutuo di 25mila euro. Il personale educativo è stato quasi dimezzato. Una sezione su tre, al momento, è vuota. Eppure, uno direbbe, il nido è convenzionato con il Comune di Ravenna: il che significa che l’Amministrazione passa 495 euro al mese per ogni bambino. “Una cifra – spiega la titolare – dalla quale dobbiamo togliere non solo i 6,60 euro giornaliero per il pasto ma anche l’affitto, gli stipendi e tutte le tasse. Un disastro”. I bambini iscritti, al momento, sono 33, di cui solo due con la retta “privata”: gli altri arrivano tutti dalle graduatorie comunali. “Non ce l’abbiamo con il Comune di Ravenna – continua Albicini – che continua a dimostrarci stima, mandandoci i bambini ogni volta che si può. Siamo stati il primo a nido a convenzionarci, la consapevolezza della nostra qualità c’è eccome. La questione non è che mettono i bastono tra le ruote a noi, il discorso è più generale: da quando hanno iniziato a distribuire convenzioni e autorizzazioni, è stata la fine. Speriamo di resistere, ci dispiacerebbe tantissimo vendere il servizio a una cooperativa”.

Adele Linguerri
, invece, lo ha fatto. Il suo nido “Il Tamburino” dopo tre anni è stato ceduto alla Zerocento e lei continua a coordinarlo da dipendente. La motivazione della vendita non è stata economica ma i conti, comunque, non quadravano: “La mia scelta è stata dettata dal fatto che sono diventata mamma e non ero più in grado di portare avanti tutto da sola. Fatto sta che non riuscivo a farmi lo stipendio. Pagavo oltre 2.500 euro mensili d’affitto e avevo acceso un mutuo di cinque anni per poter aprire. Ero sempre sul filo del rasoio”. A complicare le cose, la “rigidità” delle normative: “Il rapporto numerico educatore-bambino può avere un senso ma in certi casi serve più flessibilità. Un giorno un’educatrice è rimasta a casa ammalata e quando è arrivato il controllo, al suo posto c’era una dada. Numericamente ero in regola ma la dada non aveva la qualifica di educatrice e quindi era come se non ci fosse stata. Per questo ho preso una multa di 2.500 euro, che per una piccola attività da poco avviata sono moltissimi. No, non mi sono pentita della scelta che ho fatto”.

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Commenti:

  1. sono la titolare del nido crescere insieme ,unico nido solo privato non convenzionato, dopo a 10 anni di attività dico, si bello aver realizzato il mio sogno, non avrei potuto fare altro, ma è davvero difficile,quasi impossibile fare quadrare i conti, anzi è impossibile farlo!!! tra burocrazia,normative, spesso assurde ! tasse che inginocchiano….. dicono che noi nidi privati siamo una risorsa per la nostra città….mah, da come stanno le cose,io non ci credo tanto !!! non sono alte le rette(parlo per il mio servizio,esclusivamente privato) non è questo il vero danno, il vero danno sta nel dare la possibilità di fare domande ai nidi comunali senza presentare l’isee, il nido comunale una necessità il nido privato una scelta, se non si arriverà a questo……il privato… piano piano dovrà ritirarsi e rinunciare al proprio lavoro!!!!!!! quanto amaro in questo sistema…..

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