
“A scuola quelli di città conoscevano la grammatica meglio delle loro tasche, facevano le gare dei verbi e non ne sbagliavano uno! Io, quando toccava a me, dimenticavo tutto, anche quello che sapevo. I professori scrivevano sempre «molto male in italiano». Nei casi peggiori mi davano quattro, una sedia, perché i pensieri erano belli, ma mischiavo il dialetto con l’italiano. Quanta umiliazione abbiamo ingoiato…Per essere nati in dialetto”. Sono alcuni ricordi di scuola narrati da Tonina Facciani in uno dei suoi libri, usando il linguaggio della poesia dialettale.
Nata nella frazione sarsinate di Careste e oggi residente a Mercato Saraceno, Tonina è una scrittrice molto apprezzata, collabora con riviste e giornali e da una decina d’anni conduce laboratori di scrittura creativa per bambini e adulti nelle scuole. Ha partecipato a diversi concorsi letterari di prosa e poesia. Fresco di pubblicazione, il suo sesto libro “La vósa dla mi mà” (La voce di mia mamma), dedicato alla madre Agata, restituisce immagini ed emozioni, rimarcando fin dai primi versi un desiderio molto forte di appartenenza: “Io sono la figlia di Lorenzo di Piandimeglio e dell’Agata di Bazzano”.
Semplice, diretta e piena di affetto, la scrittura non trattiene il dolore per l’assenza, lo fa emergere ma sembra più concentrata a riempirlo di immagini e momenti che vengono fissati al di là del tempo. Passato e presente si fondono, diventano memoria presente e volontà di non dimenticare. Dopo “Caramëli ad mȇnta” pubblicato nel 2011, questo è il suo secondo libro in dialetto. Una scelta non casuale.
“Ho iniziato a scrivere questa raccolta tre anni fa, dopo che mia mamma non c’era più e volevo fissare questa radice massiccia della mia esistenza.
E’ un piccolo libro silenzioso e intimo, per chi vuole riflettere sulle proprie radici. «Scrivi del tuo paese e il lettore scoprirà tra le righe l’angolo della propria casa»affermava Balzac e questo libro rivolto soprattutto ai giovani, può far sorgere modi di dire e di fare legati ad una saggezza che faceva parte di un tempo passato. Ho raccolto “la storia di mia madre” per accarezzare le mie semplici radici: all’inizio doveva trattarsi di una sorta di “santino”, di ex-voto per i familiari e pochi altri, poi durante la raccolta e l’aggiunta di nuovi scritti, mi è sembrato che questo piccolo testo potesse essere un libro per tutti, in particolare per il tema dell’Alzheimer, una realtà sempre più diffusa.
Questo è il mio secondo libro in dialetto e non poteva essere in italiano. Mia mamma mi ha insegnato a

parlare in dialetto. “Vósa” è un termine complesso e che dice tutto. Significa: lei, ciò che è stato, l’educazione semplice che mi ha trasmesso, le parole, le espressioni sue che ricordo bene, il suo tono pacato, il volto, l’eredità preziosa che ognuno può ricevere dal passato. Associo mia mamma alla parola “pane”, perché quando la sento compare la sua voce. E’ stata una brava mamma ma non era di zucchero: era molto severa e religiosa e mi sono divincolata da certi suoi schemi. Alta, una bella donna, ha allevato otto figli (io ero la settima), con tanti sacrifici. Come scrivo nella poesia “Màma”, mi ha insegnato a impastare acqua e farina, ad accendere il fuoco usando prima i bacchetti e poi la legna più grossa. Andava a lavare i panni alla pozza del fosso anche in inverno, poi col passare degli anni ha cominciato a svanire e alla fine con la testa è ritornata una bambina, diventando la “Mamìna” (Mammina). La malattia l’ha resa migliore ed è venuta fuori la dolcezza”.
Che mamma è Tonina?
“I miei figli Alfio e Lorenza possono sentire una mamma che li avvolge. Ho cercato di conoscere a fondo me stessa sciogliendo i nodi dentro di me e non mi pesa questo ruolo di madre. Ognuno ha le sue necessità, come racconto nella poesia “Figli miei”, paragonandoli alle mie stesse guance. “Potrei proteggerne una sola? /Potrei ripararne una sola dal freddo e dal vento?/Sarei capace per una forte emozione di arrossire da una parte sola? Questo per dirvi che potete essere diversi tra voi due,/ ma Bene unico per la mia anima e il cuore”.
Instancabile e sempre pronta a mettersi alla prova, Tonina ha già finito di scrivere “L’attesa”, un romanzo d’amore ambientato a Venezia.
Accanto a Marco Magalotti e ad Adriano Neri, l’autrice presenterà il suo libro sabato 6 dicembre al Centro Culturale di Sarsina, in via Roma 24. Per informazioni scrivere a toninafacciani@gmail.com oppure chiamare il numero 0547-323325.
In questo articolo c'è 1 commento
Commenti:
Tonina è una grande e bella scrittrice, mi complimento con lei per le sensazioni magnifiche che fà vivere
Commenta for mario